Emozioni ieri, oggi, domani…. Le storie di una vita... Tutte da leggere...
domenica 3 dicembre 2017
Nelle braccia del passato 2: 5 puntata - di Domenico Rotiroti
Non appena Debra lascia cadere il coltello, l’uomo la spinge tra le braccia della piccola Molly e senza abbassare la pistola si avvicina ad Eve e la bacia delicatamente sulle labbra: “Tutto bene piccola?”-“Si, è solo un graffio..”-dice la donna tamponandosi la ferita che Debra le ha provocato con un coltello, la donna intanto guarda terrorizzata la scena stringendo a sé la bambina, poi l’uomo rivolge l’attenzione verso le due: “Che scortese…non mi sono ancora presentato, io sono Jim Wash, l’ex marito di Juliet.” – Debra lo guarda sconvolta – “Che cosa?” – “Hai capito bene, io e quella sgualdrina siamo stati sposati per un po’ di tempo, e quando abbiamo divorziato ha preteso un capitale. Io non volevo arrivare a tanto, ho fatto di tutto per ridimensionare la cifra, ma niente…alla fine l’ha vinta lei.” – racconta l’uomo mettendosi seduto di fronte a Debra e avvicina la pistola alla tempia della donna – “Cosa potevo fare? Lasciare che i soldi che avevo guadagnato con fatica andassero nelle mani di quella miserabile?” – Eve sorride dopo aver messo un cerotto sul taglio e va a sedersi sulle ginocchia dell’uomo – “Modestamente, il piano è stato mio. Io e l’autista di Jim siamo venuti in Florida e abbiamo organizzato un piano per portarle via i soldi…purtroppo quel ragazzo si è rivelato un gran farabutto e l’ho dovuto uccidere. Mi è costato tre anni di prigione, tre lunghi anni a causa di Juliet e il suo maledettissimo marito, spero che stia bruciando all’inferno!” – Jim ridacchia e accarezza il viso della donna – “Poi io l’ho tirata fuori dal carcere, l’ho aiutata a inscenare la sua morte…e infine abbiamo pianificato di rapire quel piccolo bastardo così da recuperare il nostro denaro. Purtroppo c’era anche questa piccola piantagrane di mezzo!” – esclama indicando Molly con la pistola, che spaventata inizia a piangere mentre Debra, approfittando della distrazione dei due, fa partire una chiamata al marito.
James è agitatissimo, Lilian e Juliet tentano di tranquillizzarlo: “Vedrai che si sarà allontanata per poco, tornerà!”- “No..no, non l’avrebbe mai fatto…sapeva che sarei venuto qui, mi avrebbe avvertito prima!” – all’improvviso il cellulare dell’uomo squilla e risponde subito mettendo il vivavoce – “Grazie a Dio..Debra dove sei?” – Si sente solo un vociare confuso, poi la voce di Eve, che Juliet riconosce subito rabbrividendo – “E’ Eve Scrumble…è con lei, è in pericolo!” – Sussurra stringendosi a Lilian. Nel frattempo Debra fa un respiro per prendere coraggio e poi inizia a parlare- “Suppongo che ora andrete via da questa casa…è una delle villette più belle della città, e accanto una deliziosa spiaggia…io e James ci siamo venuti una volta, quando siamo arrivati.” – Eve le fa segno di stare zitta e la colpisce con uno schiaffo. James si gratta la nuca e poi sorride – “So dove si trovano! Devo andare da loro!” – Juliet si alza e si avvicina – “Vengo con te! Per favore Lilian, bada a Jackson…io ed Eve Scrumble abbiamo un conto in sospeso…”
Lilian annuisce e quando i due escono torna in camera da Jackson e guardandolo dormire serenamente sorride, poi ha un flashback…una donna che partorisce e un neonato che piange. Una lacrima riga il suo viso.
Molly intanto non riesce a non piangere: “Mamma…voglio andare via, ho paura di lei..”- indica Eve con un dito e nasconde il viso contro il corpo della madre, Eve si alza infuriata e si avvicina – “Se non la smetti di frignare ti ammazzo! E ti assicuro che stavolta non fallirò!
James è in auto con Juliet e parcheggia di fronte ad un negozio: “Ho il porto d’armi…e se Eve è pericolosa come immagino, avremo bisogno di una pistola!” – Juliet annuisce e mentre l’uomo scende per andare a prenderla, la donna apre il portabagagli e prende la borsa di Oliver, tirandone fuori una pistola – “Io ne avrò bisogno di sicuro. E’ quasi poetico…ti sparerò con la pistola dell’uomo che hai ucciso.” – sussurra socchiudendo gli occhi per qualche istante, poi nasconde la pistola nel cappotto e torna in auto.
Lilian che è tornata al parco con il piccolo Jackson, torna nel suo bungalow e prende una scatola di legno dall’armadio. La apre e sospira trattenendo le lacrime, al suo interno ci sono delle foto di un bambino.
James racconta a Juliet come ha conosciuto Debra, all’università. Le racconta poi della sua infedeltà e infine della sua gravidanza interrotta a causa di un’imprudenza commessa da Debra. L’uomo è dispiaciuto per averla tradita con Lilian, ma è un errore che non commetterà più.
Alla centrale di polizia, intanto, un giovane agente di nome Max Werner sta esaminando alcune carte quando il suo superiore arriva con una scatola: “Werner…ecco i fascicoli che ti avevo promesso. C’è anche il cellulare della vittima, Oliver Bern, controllalo e se non c’è niente di utile, fallo restituire alla vedova.”- “Certo commissario, sarà fatto!” – l’uomo prende il cellulare e notando che la batteria è scarica lo collega al suo alimentatore riaccendendolo.- “E questa?”- Sussurra incuriosito da una notifica, Oliver aveva registrato l’incontro con Eve.
Lilian è ancora assorta quando Jackson la raggiunge: “Zia Lilian?” – la donna si riasciuga le lacrime e cerca di sorridere – “Si tesoro?” – “Dov’è la mamma?” – “E’…dovuta uscire con Molly e i suoi genitori.” – “E papà?” – la donna non sa che rispondere.
Eve sorride e stampa dei fogli: “I biglietti aerei sono pronti! Sicuro che i documenti falsi siano di qualità?”- Jim sorride e glieli mostra – “Per forza..hai idea di quanto mi siano costati?” – Eve li controlla e sorride – “Ora devi occuparti di loro..” – Dice indicando Debra e Molly con un perfido sorriso, l’uomo annuisce e si alza puntando la pistola sulle due. Nello stesso momento, Juliet e James raggiungono l’abitazione e scendono dall’auto, precipitandosi nella villetta…
APPUNTAMENTO A DOMENICA 10 DICEMBRE CON L'ULTIMA PUNTATA.
sabato 2 dicembre 2017
Le ragioni del cuore 2. 12° puntata di Silvia Bucchi.
Puntata 12.
Martin le aveva dato
il massimo dei voti. Lo stupore lasciò spazio al sospetto. Vale si
chiese se quel voto non fosse dovuto al fatto che erano stati insieme
per qualche giorno. Forse nel valutarla si era lasciato guidare più
dai suoi sentimenti.
Dopo aver visto i
risultati la ragazza si precipitò negli uffici dei professori.
“Signorina, che
cosa posso fare per lei?” le domandò Martin non appena la vide
apparire alla porta dello studio.
“Potrebbe
spiegarmi il mio voto.” ribatté lei.
Lui finse di cercare
il risultato in una lista che aveva poggiato sul tavolo e poi
rispose: “Sono solito separare le mie valutazioni sugli elaborati
degli studenti dalla mia vita privata. Il suo elaborato era ottimo.
Una buona analisi della condizione femminile. Non mi interessa altro
quando siamo dentro questa università. Lei è molto dotata,
signorina. Potrebbe diventare una ottima alunna e ottenere eccellenti
risultati.”
Valentina era rimasta a bocca aperta e si diede della stupida. Come aveva potuto dubitare della professionalità di Martin per ben due volte.
Valentina era rimasta a bocca aperta e si diede della stupida. Come aveva potuto dubitare della professionalità di Martin per ben due volte.
“Mi scusi,
professore” disse prima di allontanarsi.
Due settimane dopo
Angelica era stufa della perfetta presenza di Marta nella sua vita di
coppia. Michele non riusciva a concepire una loro uscita serale o
pomeridiana senza l’amica del cuore, che non si faceva nessuno
scrupolo ad accettare. Angelica ne era certa. La sua rivale
desiderava portarle via il fidanzato. Ma ogni volta che proponeva a
Michele di uscire soli, lui le ricordava che Marta era da poco a
Bologna e aveva bisogno di amici. Per Angelica era un periodo buio.
Nemmeno l’investigatore privato era riuscito a trovare la persona
che la giovane stava cercando tanto disperatamente. Eppure in questo
momento difficile sembrava che l’unica persona in grado di stare
vicina ad Angelica fosse Antonella. Ogni tanto si incontravano in
giro per la città, visto che la donna sembrava venire a Bologna con
maggiore frequenza.
Quando la ragazza
parlò a sua madre degli incontri frequenti con Antonella, l’avvocato
Aldobrandi si infuriò in maniera inspiegabile. Sua figlia si fidava
troppo di gente sconosciuta.
Il rapporto tra
Valentina e Luca si stava sempre più approfondendo e quella che era
nata come una finzione stava diventando realtà. Valentina non
provava per lui gli stessi sentimenti che l’avevano sempre unita a
Martin, ma era felice accanto ad una persona che a differenza di
Gregorio e di Martin, non le aveva complicato la vita. Era una storia
semplice e sembrava che il suo collega non fosse destinato a
rovinarle la vita. Doveva però ammettere che Martin era diventato un
vicino di casa indifferente, a stento la salutava quando la
incontrava sul pianerottolo e davanti al portone. All’università
invece lodava i suoi successi, le dava dei consigli e le mostrava gli
errori compiuti, come era solito fare con tutte le studentesse. Non è
forse quello che lei aveva sempre desiderato? Era chiaro che questa
volta avrebbe potuto portare a termine l’università senza farsi
rovinare la vita da un ragazzo.
Angelica però
scuoteva la testa e affermava, rivolgendosi a Valentina: “Ti stai
solo accontentando del bravo ragazzo della libreria. Luca mi ricorda
Marta. Sembrano così perfetti. La perfezione dovrebbe annoiare sia
te che Michele.”
Anna , che era
tornata da New York, allora accusò Angelica di essere la solita
egoista e di mettere sempre se stessa al centro dell’attenzione.
Non stavano parlando di lei ma della vita di coppia di Valentina.
Chiara finse di sorridere ma sapeva che Angelica non era così, visto
che era la sola a sapere della sua gravidanza e non ne aveva fatto
parola con nessuno, ma l’aveva sempre sostenuta.
“Le persone
cambiano e anche i sentimenti. Magari la persona che Valentina stava
cercando è proprio Luca. Mi ero innamorata di un ragazzo sensibile e
attento ad ogni mio problema e ora invece mi trovo accanto un giovane
ossessionato dalla carriera e dagli Stati Uniti.” si lamentò
Chiara, mentre Angelica la osservava preoccupata. Sapevano entrambe
che presto la giovane avrebbe dovuto prendere una decisione.
Come aveva potuto
quella donna entrare di nuovo nella vita di sua figlia e in quel
modo. L’avvocato Aldobrandi era furioso. Afferrò il cellulare,
compose un numero e disse al suo interlocutore telefonico:
“Antonella, questo non era negli accordi. Noi dobbiamo parlare.
Fine dodicesima
puntata.
Un manigoldo per genero - 12° puntata - di Ambra Tonnarelli
Nero. Era tutto nero. Il corpo intorpidito e la testa pesante come un
macigno. Voci, suoni, rumori lontani. E Alex che se ne andava circondato dalle
tenebre della sua furia.
“Elizabeth! Liz! Liz, aprì gli occhi coraggio!” La voce di Emile
risuonava come un’eco lontana nella mente di Elizabeth.
Un gruppetto di persone si era radunato intorno a lei per dare una
mano a Sandy ed Emile nel soccorrerla. Sentiva le voci, i suoni e i rumori
della città come se fossero ricordi di una vita passata. Le ci vollero un paio
di minuti prima di far mente locale e riprendere un po’ i sensi. Socchiuse
leggermente gli occhi.
“Oh, finalmente!” esclamò Emile, cercando di sembrarle allegro per non
farla agitare ulteriormente. “Liz, guardami. Sono io, Emile e c’è anche Sandy
qui. Come ti senti?”
Elizabeth si rese conto di essere distesa a terra, uno sconosciuto le
stava tenendo le gambe sollevate e c’era un gruppetto tutto attorno a lei, che
la guardava. Era svenuta. In quei decimi di secondo rivide nitida davanti agli
occhi la scena di Alex che sfrecciava via infuriato in sella alla sua moto. Le
aveva detto addio. Quella parola le risuonò lugubre nelle orecchie, come
un’inquietante campana a morto. Iniziò a singhiozzare, ancora semisvenuta.
“Liz, tesoro... Perché piangi? Apri bene gli occhi! Sta’ tranquilla,
abbiamo chiamato il 911. Sta arrivando un’ambulanza ad aiutarci. Ti senti molto
male?” tentò di scuoterla Emile più preoccupato che mai.
Non aveva mai visto Elizabeth in quelle condizioni. Mai. Nemmeno
quella sera che piangeva trasfigurata in sala prove.
“Alex”, lo chiamò Elizabeth in un debole sussurro che solo Emile e
Sandy riuscirono a sentire. “Alex, dove sei?”
Una lacrima le scese dagli occhi lucidi, rigandole il volto. Si
frantumò a terra. Proprio come lei.
“Alex? Chi è Alex? Ma sta delirando?” si preoccupò Emile, temendo scioccamente
che avesse sbattuto la testa da qualche parte prima di perdere i sensi tra le
sue braccia.
Sandy scosse il capo con fare rassegnato. Aveva ragione. Elizabeth con
la sua insicurezza aveva davvero combinato un bel pasticcio con Alex. “Emile,
fa’ qualcosa di utile! Va’ a vedere se arriva l’ambulanza e portala proprio
qui!” esclamò, sperando di aver inventato una balla decente per allontanarlo.
Emile, bamboccio e un po’ ingenuo, si alzò controvoglia, ma non era
quello il momento di discutere.
“Alex... Chiamatemi Alex! Io devo chiedergli scusa”, bisbigliò di
nuovo Elizabeth tra i singhiozzi, ancora cosciente solo a metà.
Sandy frugò nel borsone della sua amica alla ricerca del cellulare.
Chiamò Alex diverse volte, ma lui non rispose mai. Sandy si sentì in dovere di
mandargli almeno un messaggio. “Alex, sono Sandy. Elizabeth si è sentita male e
chiede solo di te. Ti prego vieni. Sta molto male. Ti aspettiamo.”
Ma nulla. Era arrivata l’ambulanza e di Alex neanche l’ombra, né uno
squillo, né un messaggio. Elizabeth fu trasportata in ospedale per dei
controlli. In ambulanza e durante la visita dei medici in ospedale, Elizabeth
non aveva fatto altro che fissare il vuoto, apatica, tra i singhiozzi. Non
aveva risposto neanche a una domanda. Forse, non le aveva nemmeno udite.
Rispose Sandy per lei, salita con l’amica in ambulanza. In ogni caso, Elizabeth
rifiutò il ricovero, spiegando in un secondo momento ai medici di essersi
sottoposta a un forte stress per le prove dei balletti. Ed essi le credettero:
di fatti era davvero stress ciò che aveva. Elizabeth conosceva bene il suo male
dell’anima e non ne avrebbe parlato con nessuno. Se non con Sandy.
“Ehi!” le andò incontro Sandy premurosa, mentre usciva dallo studio
del dottore. “Emile aveva un impegno urgente con suo padre e siccome io ho
perfettamente capito che ti sei cacciata in un bel guaio con Alex, ho insistito
perché se ne andasse.”
“Grazie, Sandy”, le rispose molto debolmente Elizabeth.
“Allora, Liz, come ti senti?”
“Un vero schifo. Mi è crollato il mondo addosso. Sono solo una
stupida. Alex?”
Sandy scosse il capo mortificata, non sapendo come dirglielo. Ma
doveva. “Mi dispiace, Liz. L’ho chiamato diverse volte e gli ho anche scritto
un messaggio, ma lui non si è visto. Né sentito. Mi dispiace.”
“Voglio andare a casa. Puoi chiamare mio padre, per favore?”
Sandy rimase piuttosto stupita, ma del resto... Sua madre era ancora a
scuola e nessuno l’aveva chiamata per non farla agitare, iper-ansiosa com’era,
e non poteva neanche andare a prenderla.
“Pronto, signor Reeves? Sono Sandy. Elizabeth non si è sentita molto
bene poco fa”, esordì Sandy al telefono con Albert.
“Mia figlia non sta bene?” Albert sembrava piuttosto agitato
dall’altra parte del telefono. Teneva davvero a sua figlia. A modo suo, ma ci
teneva.
“Sì, signor Reeves. Ha avuto un mancamento e adesso è con me. Io ho
avuto paura e ho chiamato il 911, ma i medici l’hanno già dimessa perché non ha
nulla. Dicono che sia stato solo un po’ di stress, però non se la sente di
tornare a casa a piedi, né tanto meno con i mezzi pubblici. Io ho lasciato la
macchina a scuola perché sono salita con lei in ambulanza per non lasciarla
sola.”
“Ti ringrazio, Sandy, per la tua gentilezza e amicizia. Aspettatemi
dentro, in sala d’attesa e falla sedere. Io arrivo subito.”
Sandy aiutò Elizabeth a sedersi. “Ecco, adesso viene.”
“Grazie.”
“Hai litigato con Alex, vero?”
Elizabeth annuì e si asciugò le prime lacrime.
“Non piangere, Liz. O avrai un altro mancamento! Vedrai, tutto si
aggiusta.”
“No, Sandy. E’ troppo arrabbiato. E ha ragione. Gli... Gli ho detto delle
cose che...” Le parole morirono in gola. “Che devo fare Sandy?”
“Beh, intanto asciugati le lacrime e raccontami tutto, prima che
arrivi tuo padre!”
Elizabeth si sforzò di essere concisa e sintetica, cercando di non
divagare. “E così lui... Mi ha detto addio. Ha detto che non vuole più vedermi.
E ha ragione. Sono solo una vigliacca.”
“In effetti, è vero. Non ti sei comportata mai molto bene con lui. Sei
sempre stata l’eterna indecisa, sempre a permettere alle parole di tuo padre di
farti il lavaggio del cervello. Però dammi retta, per una volta. Tu e quella
testaccia dura! Fagli sbollire un po’ la rabbia del momento. E tu riprenditi.
Poi lo chiami.”
“Tu non lo conosci. Non mi risponderà.”
“Ed è un problema?”
Le due amiche si scambiarono uno sguardo complice.
“Ho capito. Andrò io da lui. E se non vuole parlarmi?”
Sandy le prese la mano per infonderle coraggio. “Allora, fatti valere.
Se davvero vuoi chiedergli scusa, il modo, lo trovi. Fatti valere. Oh, arriva
tuo padre!”
Albert corse subito ad abbracciare sua figlia. “Amore di papà, come ti
senti?” le domandò premuroso e col cuore in gola. Se fosse successo qualcosa di
grave a sua figlia, lui...
“Meglio adesso. Voglio solo andare a casa.”
“Ma certo! Andiamo! Vieni con noi, Sandy. Ti accompagno a scuola a
riprendere la macchina.”
Durante il tragitto nessuno osò proferir parola. Arrivarono presto
alla scuola di danza. “Grazie di tutto, Sandy. Sei un’amica.”
“Di nulla, Liz. Sennò a che servono gli amici?”
Anche Albert la ringraziò caldamente. Una volta salutata, Albert si
rimise al volante e girò verso casa. In silenzio.
“Grazie papà, per essere venuto subito”, disse Elizabeth, ancora un
po’ frastornata.
“Di nulla, Elizabeth. Dovere di papà. E’ una cara figliola, quella
Sandy. Non dimenticherò mai quello che ha fatto per te oggi.”
“Lo so, papà. Per me è come una sorella.”
“Mi fa piacere sentirtelo dire. E Emile?” buttò lì, sperando che nel
frattempo le fosse scattata quella scintilla di cui lei spesso gli parlava.
Quella sciocca scintilla.
“Papà, lo sai già. Ormai dovresti averlo intuito. Per me è solo un
collega. Un buon collega, ma niente di più.” “Capisco. Eccoci. Ci siamo!”
Al rientro a casa Elizabeth fece subito per salire le scale e andare in
camera.
“Tesoro, tra un po’ torna anche tua madre. Preparo io la cena. Hai
preferenze?” le domandò premuroso suo padre.
“No papà, grazie. Non mi va di mangiare niente, ho ancora lo stomaco
un po’ sottosopra. Dillo tu alla mamma, per favore. Io vado a dormire. Ho
bisogno di riposare.”
Ma non lo fece. Una volta in camera, chiuse la porta a chiave, si
buttò sul letto stanca e sconvolta e iniziò a chiamare Alex. Lo tempestò di
chiamate e di messaggi. Ma lui niente. Non le rispose mai. Alex, dall’altra
parte della città, al locale, era furibondo e deluso. Aveva il cuore spezzato.
Credeva che fosse tutta una farsa, una messinscena, anche il fatto che
Elizabeth si fosse sentita male. Solo per farlo correre da lei.
“Tanto non ci casco in questi sporchi tranelli. Sono degni di lei”,
aveva pensato dopo aver letto il messaggio di Sandy. Ormai era convinto che
Elizabeth facesse una sorta di doppio gioco, perché era un’eterna indecisa.
Alex le piaceva, ma allo stesso tempo aveva paura di suo padre, quindi le avrebbe
fatto comodo vederlo solo per diletto qualche volta, di tanto in tanto. Per lui
era una storia finita. Stappò deciso la bottiglietta di birra che aveva in
mano, molto più che determinato a bere solo quella e a non prendersi una
sbronza. Ormai aveva capito che bere per annegare il proprio dolore non gli sarebbe
servito a nulla, se non a rovinarsi il fegato. Le emozioni vanno affrontate di
petto, perché l’alcool non le fa sparire. Il dolore torna a tormentarti più
forte, perché l’hai represso. L’alcool non fa sparire il dolore. Lo
rinvigorisce.
E Alex, questo, l’aveva imparato bene. A proprie spese.
Erano già passati un paio di giorni e Edward era in mezzo alla strada
già da un po’ a distribuire volantini ai passanti e ad affiggerli in ogni dove
del quartiere, quando notò un’elegante figura dall’aria completamente afflitta
e assente passargli accanto.
“Ehi! Elizabeth!”, la fermò lui.
“Oh. Ciao. Scusami, io... Sono così distratta questa mattina, che non
ti ho neanche visto. Che cosa fai da queste parti?”
“Volantinaggio. Distribuisco e appiccico questi volantini in giro, per
i nostri concerti. Abbiamo affittato tre serate in una delle sale più rinomate
del centro. Ognuno di noi si è preso una zona della città.”
“Caspita! Vi faccio tanti auguri. Spero che riscuotiate un grande
successo, perché ve lo meritate. Dammene un po’! Li porto a scuola.”
Edward esplose in una sonora e teatrale risata. “In una scuola di
danza classica?”
“E perché no? La scuola è piena di giovani studenti, non si sa mai.
Poi li appenderei anche fuori e lungo la via. E’ una strada centrale e molto
transitata, quella.”
“Ok, allora ti ringrazio. Sei molto gentile!”
“Figurati. Dammene una bella manciata.”
Edward gliene pose un bel mucchietto tra le braccia. “Grazie
Elizabeth.”
“Di nulla. Come sta Alex?” Non era più riuscita a trattenersi.
“Alex è molto giù in questi giorni, però si stando parecchio da fare
per i concerti. Sai com’è fatto! Non lo ferma mai niente. Lui dice di stare
bene, ma si vede lontano un chilometro che è letteralmente a pezzi. Gli hai
dato una bella botta.”
“E’ lui che se la stando da solo. Sono giorni che provo a chiamarlo,
ma lui non mi risponde mai.”
“E’ ancora arrabbiato e non credo che gli passerà facilmente.”
“Lo so, Edward. E ha ragione.”
“Ha detto che ti sei persino inventata di star male per farlo correre
da te!”
“No, no! Mi sono sentita male sul serio! Mi hanno dovuta portare al
pronto soccorso. Se domani sei di nuovo da queste parti, ti porto la
documentazione che mi hanno rilasciato in ospedale. Potresti mostrarla ad
Alex?” “Ma sì, certo! Però Elizabeth, devi essere sicura, questa volta, di
quello che fai. Alex è distrutto, poverino.”
“Lo so, Edward. Ma per me non è facile. Mio padre...”
“Alex dice che se lo amassi sul serio, te ne fregheresti di tutto”, la
interruppe lui.
“Il punto è che una relazione con lui sarebbe piuttosto complicata. Io
non sono una ragazza come le altre. Una ragazza scappa di casa e via, fa
perdere le sue tracce! Ma se scappo io, mio padre mi troverà ovunque, anche
all’estero. Se scopre una relazione tra me e Alex, ci ammazza tutti e due. E
l’unica cosa che faremo insieme sarà il funerale.”
“Beh, è un modo molto originale di stare insieme, no?” ci scherzò su
Edward, sperando di regalarle un sorriso.
Elizabeth abbozzò un sorrisetto divertito. Edward era appena riuscito
a strapparglielo. “Già. Devo andare alle prove, o faccio tardi. Ciao!”
Elizabeth, tanto distrutta quanto Alex, sperava davvero in cuor suo
che Edward potesse fare qualcosa per convincere Alex ad abbassare la guardia.
E Edward ci provò. Aveva sempre saputo che Alex ed Elizabeth erano
fatti l’uno per l’altra. E Alex era un suo amico. Il suo migliore amico. Suo
fratello. Doveva fare tutto ciò che era in suo potere per aiutarlo. Il giorno
seguente, attese Elizabeth che gli portò i documenti del suo mezzo ricovero in
ospedale e li mostrò ad Alex quanto prima.
“Alex, ho incontrato Elizabeth e mi ha chiesto di darti questi. Sono i
documenti dell’ospedale. Vedi che si era sentita male sul serio, zucca vuota?”
lo rimproverò severamente, sperando di scuoterlo. Di scuotere qualcosa in
qualche angolo remoto in quella testaccia dura del suo amico.
Ma Alex divenne sempre più scettico. “Avrà finto un malore.”
“Non credo che l’ospedale rilasci questi documenti, se non hai avuto
niente. Loro capiscono se fingi.”
“Non con Elizabeth. E’ furba, quella!” lo zittì Alex. Si chiuse in
sala di registrazione per non dover sentire altre frottole. E Edward ci credeva
pure! Al diavolo tutti.
venerdì 1 dicembre 2017
Rural Green - Episodio 19 - 20 by Nunzio Palermo
Rural Green
Episodio: 19 - 20
Season: 02
Airdate: 1/12/2017
Creator/Writer: Nunzio
Palermo
Lo
sceriffo Matt era veramente preoccupato. Dopo la lettera a Susan Parker, la
maestra e nonché moglie di Pedro, chi sarà il prossimo? Nel ranch dei Montero,
Maria è preoccupata per quanto accaduto a Susan giorni fa a scuola. Ne parla
con suo marito Pedro il quale è seriamente preoccupato. Susan in cucina stava
preparando una torta. Era il suo modo per rilassarsi. Eleonora, sua cognata, la
stava aiutando. Poco lontano, nel ranch Perkins, Mà e Pà commentavano quanto
stava accadendo a Drunken Cow. Pà ricordava quando erano arrivai in città e avevano
acquistato il terreno. Da allora in città s’era vissuto in armonia. Pà si
chiese se dietro a tutto questo non ci sia il vecchio proprietario del terreno.
Mà si chiese in che modo se il vecchio Johnston era morto da anni. Pà non
sapeva cosa pensare. Il vecchio Driscoll era preoccupato e si recò nell’ufficio
dello sceriffo. Dentro l’ufficio trovò Pà anch’egli preoccupato. Matt chiese a
Driscoll cosa lo preoccupava. Driscoll fece un nome: Johnston. Pà disse che il
vecchio proprietario, Mike Johnston, era molto da anni. Su mille abitanti della
cittadina, sono stati colpiti i Perkins, i Montero, i Mackenzie e i gestori del
Saloon. Poco dopo arrivò da Matt anche Dave Carter seguita da sua moglie
Darlene visibilmente preoccupata. Pà chiese cosa stesse accadendo. Darlene
rispose che Kitty Belle era sparita.
To
be continued next week…
The Writer and The Reader - Ep. 34 by Nunzio palermo
The
Writer and The Reader
Episode:
34 (11) - “The Heir”
Writer:
Nunzio Palermo
Season:
02
Original
Broadcast: 20/11/1985 (1/12/2017)
Creators: Katia Andronico and
Nunzio Palermo
Viperhones
continua a indagare e vorrebbe parlare con gli abitanti della base lunare alfa.
Ma tutto ciò è impossibile. La Luna è da qualche parte nella galassia….
Decide
di partire alla ricerca dei colpevoli. Di ritorno dalla luna di miele, in una
notte buia e tempestosa, la sirena dell’ambulanza rompeva i timpani e
qualcos’altro a chi dormiva. Luna sta per partorire. Sta per nascere l’erede
Mac Editors. Dopo circa un anno dalla morte di Anthony? Intanto Mac Petrol sta
lasciando la città in direzione di Cocoa Beach. Ha un appuntamento con….
Finalmente
dopo mesi di indagini e grazie alla confessione di Imbecillao, il commissario
Corrottis si reca da Martin Dave, il capo della polizia, con in mano dei
fascicoli riguardanti la famiglia Cannolis. Dopo un attento esame, Martin Dava
affida l’incarico a Fraklyn di ecarsi dai Cannolis per incriminarli
dell’omicidio di Liz Servas e Anthony Mac Editors. I Cannolis, grazie a una
telefonata anonima, stanno per lasciare la città. Nolan, che aveva intuito
qualcosa, si era fatta assumere come cameriera, e stava per avvertire la
polizia quando la polizia la scopre e a sangue bollente la uccide con
un’accetta. Bobbie e Dolce sono chiamate d’urgenza in ospedale. Il dottore
Michemal è già in sala parto.
Viperax,
dallo spazio profondo, è preoccupata. Ora non solo deve difendere sua sorella
Bobbie ma anche il figlio di Rospox.
Il seguito nella prossima puntata
venerdì prossimo….
The
Writer and The Reader # 34
©
1985/2017 – Katia Andronico – Nunzio Palermo
Executive
Producers
Mary
A. Warini
Nunzio
Palermo
Tempo d'amare - 1115° puntata - di Mattia Cattaneo
William chiede al
padre di consultarlo su eventuali decisioni in merito alla birreria mentre
Marisol e Jorge continuano ad essere amanti. Pauline ripensa alla proposta di
Katharina e vuole capirne di più mentre Heinrich nota che Elga è scappata e
non è più nel nascondiglio. Peter dice a
Terese che lascerà Drummental a breve ma che Maxim sarà seguito da un nuovo
medico..
Sul lago dorato - Episodio 180 by Nunzio Palermo
Sul lago
dorato
Episode: 180
Season: 02
Date: 1/12/2017
Writer: Nunzio Palermo
Episodio
180
Doug era nel suo ufficio. Fuori nevicava e
sicuramente doveva rimanere a Bay City e avvisò casa. Continuò il suo lavoro
fino quando non arrivarono Steven e Rebecca. Doug esternò i suoi sospetti agli
agenti dell’FBI. Steven ascoltò con attenzione mentre Rebecca prendeva appunti.
Emily stava guardando fuori. La neve aveva coperto il suo giardino. Scese in
cucina e si preparò la cena. Eunice preparò la cena anche per padre Cavendish.
Eunice si sentiva stanca e dopo aver pulito la cucina prese la sua tisana e
salì con la tazza in camera sua. Padre Cavendish attese che Eunice spegnesse la
luce. Poi scese in cucina e guardò fuori dalla finestra. Aveva smesso di
nevicare. Bay City Hospital. La dottoressa Madison era
intenzionata a scoprire l’identità del ragazzo.
Sul
lago dorato # 180 © 2017 by Nunzio Palermo for WSO
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Come foglie al vento - Episodio 713 (137/237) di Nunzio Palermo
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