domenica 28 gennaio 2018

sabato 27 gennaio 2018

Romantiche tradizioni di famiglia. 3° puntata di Silvia Bucchi




Maria si avvicinò al frigorifero e prese una lattina di Coca Cola che aprì. Infilò la cannuccia, si avvicinò al tavolo da pranzo che era nell’attiguo tinello, si mise seduta ed iniziò a bere con gli occhi fissi sul manuale per superare i test di ingresso alla Facoltà di Medicina.
Poco dopo sua madre entrò in casa con enorme mazzo di fiori, girasoli per la precisione. La donna raggiunse la figlia in tinello. e sorrise un poco contrariata.
“Hai appena finito di preparare la maturità e sei di nuovo con la testa china sui libri? Tesoro mio dovresti essere al mare. Mi ricordo che dopo la mia maturità, venti minuti dopo aver visto i quadri, ero corsa subito ad Ostia per arrostirmi sotto al sole.” Sospirò Tiziana.
Maria si alzò e abbracciò sua madre. Tiziana aveva cresciuto sua figlia praticamente da sola perché suo marito Marco era morto quando la loro bambina aveva otto anni. Da allora senza mai lasciarsi andare allo sconforto la signora De Luca aveva svolto il ruolo di madre e di padre. Maria la amava anche per questo, perché era stata la sua roccia in quei dieci anni senza il suo papà. E proprio per onorare Marco De Luca che la ragazza aveva preso la decisione di diventare un medico come lui.
“Questi sono per te, amore mio. I tuoi fiori preferiti per festeggiare il tuo grande successo.” Sorrise Tiziana baciando sua figlia sulla guancia.
Per tutta risposta la giovane abbracciò la madre, baciandola a sua volta.


Andrea aprì la porta di casa e rimase stupito nel vedere i suoi genitori seduti in salotto. Lo stavano aspettando e sembravano tesi come il filo di un arco sul punto di scoccare una freccia. Le loro facce erano ceree e il figlio non riusciva a spiegarsene la ragione. Infondo aveva superato la maturità anche se con un voto scarso. “E’ morto qualcuno? La nonna Wanda si è sentita male?” domandò.
“Mia madre sta benissimo, tranquillizzati e siediti.” Lo esortò Matteo mentre Diana, la madre di Andrea, tentava di abbozzare un sorriso.
I suoi genitori avevano preparato del tè e comprato i dolci nella pasticceria dietro l’angolo e quella atmosfera di finta serenità stonava con i loro volti seri.
Andrea si sedette sul divano di pelle bianca, afferrò un pasticcino e lo mangiò in un solo boccone mentre tentava di farsi coraggio. I genitori erano immobili davanti a lui.
“Dobbiamo dirti una cosa importante. Abbiamo rimandato anche troppo una decisione che dovevamo prendere da anni.” Sospirò Diana. Il tono di voce era esausto come se avesse partecipato ad una lunga e dura maratona.
“Quello che tua madre vorrebbe dirti è che abbiamo deciso di separarci. Non ci amiamo più da anni e da molto tempo dividiamo pene e tradimenti reciproci. Abbiamo aspettato che tu crescessi, che diventassi abbastanza maturo. Sei un uomo ormai, Andrea. Tra poco andrai via di casa per percorrere la tua strada e anche io e tua madre vorremmo fare lo stesso.” Spiegò Matteo.
Andrea li osservava con gli occhi fuori dalle orbite. Si sentiva perso e non riusciva ad accettare che quella situazione riguardasse anche lui. Non si sentiva un uomo e nemmeno una persona matura ma solo un diciottenne che dopo la fatica della maturità doveva fare i conti con un nuovo scoglio, ancora più alto da superare. Osservava i genitori in silenzio sperando che fosse solo un incubo e di potersi risvegliare nel suo letto.
“Amore, io e papà prenderemo strade separate però tu sarai sempre la nostra priorità e la persona più importante della nostra vita. Non dovrai mai avere dei dubbi su questo.” Diana era preoccupata per il lungo silenzio del figlio.
Andrea in quel momento comprese che, non solo tutto quello che stava accadendo non era un sogno ma anche che il divorzio dei genitori riguardava lui, che tutto questo stava succedendo proprio a lui. Il giovane si alzò dal divano con impeto e colpì con forza il tavolo facendo cadere a terra il tè e i pasticcini.
“Ma che cavolo significa tutto questo? Vi separate e pensate di dirmelo subito dopo la mia maturità? Ma che caspita di mostri siete? Siete pazzi...” Andrea uscì di casa come una furia, calpestando i cocci della teiera e i pasticcini. Non sentì nemmeno le parole dei genitori che lo supplicavano di tornare indietro.



UN MANIGOLDO PER GENERO - 2° STAGIONE - 3° PUNTATA - di Ambra Tonnarelli


Passi, su passi, su passi. Le prove per un importantissimo balletto si rivelarono piuttosto estenuanti per tutti, ma non per Elizabeth. La carica, che le donavano Alex e il suo amore per lei, la rendeva invincibile, pronta ad affrontare ogni sfida col sorriso. Tutti notarono la grinta e la gioia con cui ballava, tutti fecero caso al suo cambiamento, netto e opposto come la notte e il giorno. Fu l’unica a resistere alle sfiancanti prove della giornata. Profondi sospiri di sollievo si levarono nella sala da ballo, quando finalmente, le prove giunsero al termine. Nonostante i piedi distrutti e doloranti, Emile si diresse verso Elizabeth che recuperava il borsone in fondo alla stanza, per invitarla a uscire. Per l’ennesima volta. Ma ciò che il destino gli portò fu molto peggio dell’ennesimo “no” che avrebbe potuto ricevere.
“Amore mio!” esclamò Elizabeth gioiosa, quando quel brutto ceffo con la bandana dell’altro giorno fece il suo ingresso in sala da ballo.
Elizabeth corse incontro al suo Alex e lo baciò non curandosi di essere ancora in sala prove. Emile trasalì, avvertendo un tuffo al cuore. Non credeva ai suoi occhi, né alle sue orecchie. Forse stava delirando, forse era solo un incubo. O forse era solo una tetra, terribile allucinazione dovuta alla stanchezza madornale causata da ore e ore di danza. Si diede tre o quattro schiaffetti per assicurarsi di essere sveglio. Ma era tutto vero. Quella scena per lui invalidante era la nuda e cruda realtà.
“Elizabeth!” esclamò Emile sconvolto, dirigendosi come un razzo verso di lei e Alex.
“Sì, Emile?”
“Ma ti sei fidanzata? Con... Lui?” le domandò, rimanendo a bocca aperta come un pesce lesso.
“Sì, Emile. Lui è Alex, il mio fidanzato”, gli rispose lei secca e risoluta.
“E io che speravo che io e te...”
“Oh, Emile! Come sei ottuso! Io credevo che avessi capito! Non ho mai accettato di uscire con te, né ti ho illuso in altra maniera, proprio per farti capire che non sei il mio tipo. Mi dispiace. Ma io amo Alex. E anche se non avessi incontrato lui, non sarebbe cambiato niente per te. Perché io non provo nulla nei tuoi confronti, al di fuori di una grande stima per un bravo collega.”
“Solo stima?” si deluse Emile.
Elizabeth annuì col capo.
Emile venne pugnalato al cuore. Poi, fu vittima di un crollo nervoso. “Ma che ci fai tu di questa feccia dei bassifondi? Io sono molto meglio di lui!”
“Ne dubito fortemente”, intervenne Alex, spiazzandolo con estrema sicurezza e grande carisma.
Alex aveva uno sguardo piuttosto divertito. Elizabeth, avendo intuito il pericolo di una pesante lite tra i due, si mise di mezzo, per proteggere Alex da se stesso e per tenerlo fuori dai guai. Ormai sapeva in che modo aggressivo Alex perdesse il controllo quando veniva attaccato, anche solo verbalmente.
“Ok, va bene, adesso basta! Lo spettacolo è finito. Andiamo Alex!”
Emile li guardò andare via mano nella mano, con aria assai disgustata. “Elizabeth! Ma tua madre lo sa?”
“Non sono affari tuoi! Comunque sì, lo sa!”
Il suo tono inviperito spiazzò Emile su due piedi, che forse aveva un’ultima carta da giocarsi. “E tuo padre?” le chiese con fare di gran superiorità.
“No, mio padre non lo sa.” Elizabeth si avvicinò con passo deciso e sguardo sicuro. “Ti sia ben chiara una cosa, Emile. Mia madre adora questo ragazzo e sta aspettando con me il momento più opportuno per dirlo a mio padre. Tu prova solo a pensare di andare da lui a spifferargli questa storia, e io ti faccio cacciare dal corpo di ballo.”
Emile non aveva più armi per difendersi contro il suo tono sprezzante. “Non puoi farlo! Io sono il primo ballerino, il migliore!” tentò di difendersi quel poveraccio.
“No. Tu non sei il migliore. Sei un bravo ballerino, talentuoso, preciso... Per carità sei un ottimo collega. Ma sei troppo freddo. Ti manca la passionalità, il sentimento. Ce ne sono tanti di ballerini con meno talento, ma molto più espressivi di te. Quindi, pensaci bene e valuta attentamente quali sono le tue priorità. Ti saluto, Emile.”
Elizabeth girò i tacchi con un sadico sorrisetto di soddisfazione stampato in faccia e raggiunse Alex sulla soglia della sala da ballo, anche lui con un bel sorriso soddisfatto che rivolse a Emile, in segno di vittoria.
Alex ed Elizabeth uscirono all’aria aperta e, mano nella mano, si recarono in un bar a far merenda col consueto gelato. Invece di mangiarlo in giro come al solito, decisero di gustarselo comodamente seduti al tavolo. E per la prima volta scoprirono una nuova categoria di tenere e buffe smancerie da innamorati. Si divertirono un mondo a imboccarsi a vicenda, a scambiarsi i gelati e qualche dolce bacino con le labbra completamente pasticciate, a pulirsi la bocca da clown... Entrambi stavano scoprendo un mondo fatto di dolcezza e tenerezza, di tanti piccoli gesti a loro un tempo sconosciuti. Alex aveva avuto un’infanzia infernale ed Elizabeth troppo rigida. Alex era diventato uno scavezzacollo in cerca di avventure, Elizabeth una ragazza paurosa, timida e pudica. Nessuno dei due conosceva quei semplici, piccoli grandi gesti di affetto, che tutti gli innamorati si scambiavano. Li scoprirono con la genuinità tipica dei bambini, che sempre guardano il mondo e le sue novità con occhi diversi rispetto agli adulti. Impararono l’importanza di quei gesti ai fini della loro relazione, necessari per rafforzarla e per tener viva la fiamma che li aveva fusi insieme. La fiamma che li aveva uniti. Si erano divertiti.
E si erano amati.
Rimasero ancora un po’ in quel bar a scambiarsi tenere coccoline, prima di andarsene a far danno, come diceva sempre Alex, in giro per la città.
“Mi sei piaciuta! Che grinta hai avuto prima con quel bambolotto!” si complimentò Alex, mentre camminavano, tenendosi per mano.
“E’ tutto merito tuo, Alex! Grazie a te, sto imparando a non farmi più sopraffare dalla mia timidezza e a farmi valere di più. Pff!” Elizabeth iniziò stranamente a ridacchiare.
Alex la guardò curioso. “Che c’è? Perché ridi? Che diavolo stai rimuginando in quel tuo cervello da ballerina?”
“Niente Alex! E’ solo che...” E ridacchiava, ridacchiava. “E’ solo che stavo ripensando a ieri notte, a quando te ne sei andato e mio padre si è svegliato!”
“Come? Tuo padre si è svegliato? E si è accorto che eri in giardino?” si preoccupò Alex.
“No, sono riuscita a rientrare appena in tempo in camera. Il rombare della tua moto l’ha svegliato! Ha acceso la luce della sua stanza, gridando a squarciagola “E’ LA MOTO DI QUEL MANIGOLDO!” La mamma ha cercato di calmarlo, il che mi ha fatto guadagnare il tempo necessario per fiondarmi in camera mia. Poi papà si gettato lungo il corridoio, sostenendo che tu fossi in casa nostra.”
“E poi?”
“Ho finto di essermi svegliata. Non ho resistito!”
“E poi? Che ha fatto il capo?” le domandò Alex già mezzo piegato in due dal ridere.
“Ma niente, io e mia madre l’abbiamo preso un po’ per il culo e l’abbiamo fatto passare per esaurito!”
Alex aveva le lacrime agli occhi. Nulla gli metteva in moto le risate quanto le sfuriate del capo contro di lui.
“Mio Dio Elizabeth! Ma sono diventato proprio un’ossessione per lui! Come avrei voluto esserci!”
“Avresti dovuto vederlo, Alex! Gridava, gesticolava animatamente, faceva su e giù per il corridoio come un’anima in pena! Non ne potevo più dal ridere! E anche mamma! Non l’ho mai vista ridere così!”
“Beh, sai io faccio questo effetto agli altri!”
“Già, perché tu sei Alex. E di Alex ce n’è uno solo!”
Alex si fermò e la baciò su due piedi. “Dai vieni, amore! I ragazzi della band mi aspettano non molto lontano da qui. Abbiamo le prove generali. Da stasera per tre giorni, dobbiamo spaccare! Moto?”
Elizabeth ci pensò su qualche secondo, lanciandogli un acuto sguardo da birbantella. “Moto!” annuì infine con un gran sorriso carico di vita. “Spero di incontrare di nuovo papà!”
Alex si girò a guardarla allibito mentre lei si stava già allacciando il casco. “Ma... Ti senti bene amore?”
“Sì, Alex. Amore mio, ieri è stato così eccitante! Mi sono divertita tanto!” si gasò Elizabeth.
Alex si rigirò verso il manubrio, scuotendo il capo con fare rassegnato, ma con un sorriso molto più che allegro e soddisfatto. Fece rombare la sua fedele amica di corsa e partì.
Nel giro di dieci minuti, giunsero alla sala, che Alex e i suoi compari di sventure avevano affittato per i concerti. La band li accolse con grande calore e allegria.
“Eccolo, il nostro Alex!” lo salutarono i ragazzi, che avevano già preparato gli strumenti, pronti per le prove generali.
“Ciao ragazzi! C’è anche Elizabeth con me, vi dispiace?”
I ragazzi corsero tutti ad abbracciarla. “Ma certo che no! Ormai lei è una di noi!”
Alex la prese per mano. “Sapete che siamo venuti in moto?”
La band rimase di stucco.
“Però! Hai capito la nostra Elizabeth che tipetto! Anche in moto col nostro Alex adesso va!” si compiacque Edward.
Alex sorrise. “Beh, io l’ho sempre pensato che dietro quello sguardo da dolce fatina in realtà si nascondesse una tigre molto sexy e passionale!”
Fino a poco tempo prima, Elizabeth sarebbe a dir poco arrossita a una tale constatazione. Ma non quel giorno. Era davvero diventata una tigre. Rise a crepapelle insieme a tutta la band.
“Sapete perché l’ho portata qui, oggi?” domandò Alex con la sua solita aria da canaglia.
I ragazzi scossero la testa, non credendo che ci fosse un motivo in particolare.
“Perché oggi è il suo compleanno! BUON COMPLEANNO, MIA DOLCE FATINA!” gridò Alex galvanizzato e pronto per darle il suo speciale dono di compleanno.
La band applaudì, mentre Alex la strinse a sé e la baciò.
“Ma tu come facevi a saperlo? Non te l’ho mai detto!”
“Beh, amore mio, sei la mia fidanzata! Ho dato una bella occhiata alla tua pagina Facebook! E ti ho portato qui oggi, perché ho un regalo speciale per te. Ragazzi!” li richiamò tutti sul palco con quel suo onnipresente carisma da front-man che possedeva.
Una piccola orchestra con tanto di reparto fiati prese posto sul palco insieme alla band. Ognuno prese il proprio strumento e Alex si mise al piano.
“Amore mio, questa canzone l’ho scritta per te e per te solamente. Ti amo, Elizabeth”, le disse Alex una volta sul palco col microfono in mano.
Con un cenno del capo, si assicurò che tutti fossero pronti ad iniziare. Alex eseguì un coinvolgente e delicato assolo al piano, prima di dare il via alla canzone.
Elizabeth rimaneva incantata sempre più al passare di ogni nota. Quasi dieci minuti di poetiche parole d’amore e filosofia su una melodia dolce, variata, ricca di particolari strumenti musicali, con diversi assoli di chitarra, piena di emozioni e variazioni di tema furono per lei il regalo più bello che avesse mai ricevuto in tutta la sua vita. Più prezioso di qualsiasi gioiello o diamante. Una canzone degna della storia della musica. Scritta per lei e per lei solamente dal suo Alex.
Alex era riuscito a convogliare tutti i suoi sentimenti per Elizabeth nel brano. Aveva composto un capolavoro. Al termine della canzone, Alex si ritrovò un’Elizabeth in lacrime per la commozione addosso. La ragazza si arrampicò atleticamente sul palco e si fiondò su Alex, facendolo cadere giù dallo sgabello su cui stava seduto per suonare.
“Mio Dio, Alex! Tu non mi hai scritto una canzone, tu mi hai scritto un magia! E’ un capolavoro, mi hai commossa dall’inizio alla fine! E complimenti a tutti voi per l’esecuzione e l’interpretazione. E’ bellissima. Grazie, grazie a tutti! Soprattutto a te, Alex. E’ il più bel regalo che io abbia mai ricevuto in tutta la mia vita!”
Alex si si prese con grande gioia tutte le coccole che Elizabeth gli stava donando da quando lo aveva gettato a terra.
“E non ho finito qui, amore!” Alex tirò fuori dalla tasca dei pantaloni una scatolina con un anello di fidanzamento. Una piccola fedina d’oro bianco con un piccolo brillante.
Elizabeth si portò una mano alla bocca per lo stupore. La gioia dentro di sé inondò il suo cuore, fino a traboccarne. Era il suo sogno fin da quand’era bambina. Un sogno divenuto realtà. Non si sarebbe mai aspettata che il suo principe azzurro sarebbe stato uno scatenato e stravagante cantante rock coi capelli lunghi e con le braccia ricoperte di tatuaggi. Ma così era stato. E non l’avrebbe cambiato con nessun altro. Era Alex il suo tesoro più prezioso.
“Oh mio Dio!” sussurrò tra le lacrime per la commozione.
Alex si mise in ginocchio, davanti agli occhi sgranati e alle bocche spalancate dei ragazzi. “Elizabeth Reeves, vuoi sposarmi?”
Elizabeth si lasciò infilare l’anello al dito, interdetta dalle forti emozioni del momento. “Sì”, sussurrò tra i singhiozzi.
Alex si alzò in piedi e la baciò, tra gli applausi della band, che si fiondò sulla coppia per abbracciarla.
“Prima ovviamente, fammi fare un po’ di soldi con la musica! Fammi sfondare, così ce ne fottiamo al cento per cento di tuo padre e delle sue sfuriate da maniaco esaurito, poi ci sposiamo!”
Edward, in un misto indefinito di sorpresa, commozione verso il suo compare e divertimento, gli mise una mano intorno alla spalla, come per prenderlo in giro. “E meno male che non ne eri innamorato! Secondo me ti stai rincitrullendo un po’, amico mio!”
“Vedrai, amico mio, ché tanto prima o poi succederà anche a te!” ricambiò la presa in giro Alex. “In men che non si dica, caro il mio Edward, ti ritroverai innamorato perso di una dolce fanciulla, che ti farà girare la testa. E ti posso assicurare che quel giorno io sarò lì, a prenderti per culo a vita! Amen!”
“Amen!” ripeterono in coro gli altri ragazzi della band insieme a Elizabeth.
La scatenata sestina risalì sul palco e iniziò il soundcheck con le prove generali. Poche ore dopo, avrebbero dovuto far scintille.

Il pubblico iniziava a riempire l’immensa sala che Alex e i ragazzi avevano affittato col sangue. Alex dava un’occhiata facendo capolino dal backstage per vedere come stava andando la situazione.
“Alex, Alex!” gridò Elizabeth galvanizzata, raggiungendolo nel backstage, dopo aver inventato l’ennesima balla per suo padre.
“Si sta riempendo, amore! I nostri primi fan al locale dove suoniamo devono aver sparso la voce e fatto parecchia propaganda per noi! Per non dire come mi sono presentato io in giro per promuovere i concerti!” esclamò Alex, baciandola sulle labbra.
“Lo so, Alex, lo so! La signora della biglietteria mi ha appena detto che avete fatto il tutto esaurito per tutte e tre le serate!” annunciò Elizabeth più gasata di loro.
L’entusiasmo e una scarica di allegra energia si scagliarono come saette su tutta la band. Elizabeth, Alex e i ragazzi si radunarono in cerchio e iniziarono a saltellare insieme e poi in ogni dove dei camerini. Ciò li spinse a dare il massimo. Suonarono divinamente, dai pezzi rock più scatenati ai lenti più dolci, portando la canzone dedicata a Elizabeth come cavallo di battaglia. Il pezzo riscosse un successo inaspettato tra il pubblico, in quanto le parole di introduzione al brano pronunciate da Alex avevano toccato il cuore di tutti. Fiumi di spumante spruzzarono allegria in ogni dove per tre giorni. Le serate andarono meglio di quanto lo stesso Alex si sarebbe mai aspettato. Tre grandi serate. La band non ci aveva guadagnato un granché dal momento che quasi tutto l’incasso servì per pagare l’affitto del locale e l’orchestra, ma ciò che realmente contava per loro era il successo riscosso e la tangibile speranza che qualche pezzo grosso di una casa discografica importante fosse andato lì a vederli e ad apprezzarli. Forse avevano qualche possibilità.
Si erano finalmente fatti notare.

Alta quota - 3° puntata - di Mattia Cattaneo




Lukas rimprovera alla madre di essere troppo vicino ad Andreas ma Emilie lo redarguisce, non deve dar giudizi su quello che fa.

La fidanzata di Andreas, Sarah, arriva a St Johann chiedendogli quando tornerà con lei in Canada. LA giovane viene a sapere di un debito molto alto contratto da Stefan e l’unica soluzione sarebbe vendere la proprietà.

Andreas sta sistemando una cassapanca in legno, in onore del suo miglior amico Stefan. Emilie gli annuncia che dovrà cedere la proprietà per far fronte ai debiti che Stefan ha contratto senza dirle nulla e le ha lasciato.


Sarah intanto spona Andreas a tornare in Canada ma i due finiscono per litigare. Sarah scopre che il sindaco Peter Brechter vuole acquistare la proprietà di Stefan. Questa cosa potrebbe giovare ad entrambi, lui il terreno e lei potrebbe ritornare con Andreas in Canada

venerdì 26 gennaio 2018

Tempo d'amare - 1145° puntata - di Mattia Cattaneo





Terese trova la porta chiusa e prova a contattare Maxim che però è sempre in balia della pazzia di Ursula, Terese chiama suo fratello. Heinrich da della poco di buona a Marisol che fa per andarsene ma ha un lieve malore. William dice che presto riuscirà ad addebitare cifre mostruose sul conto di Moser grazie a dei codici criptati. Frederik e Mona notano Terese agitata e Hanne le dice che ha visto una ragazza andare diretta verso l’abitazione di Maxim.,,

giovedì 25 gennaio 2018

Venti di verità - 18^ puntata - di Mauro Bertoli

« Daniele… o stai calmo o dovrò prendere provvedimenti… che sia l’ultimo episodio. Non voglio rovinarti la carriera da calciatore, specialmente ora»
« Mi scusi prof., non succederà più...» si scusò Daniele.
« Ma perché questa rabbia, questo nervoso? Non stavate bene tu e Simonetta assieme?» chiese il professor Tarni, portando in disparte il ragazzo.
« Andavamo più che d’accordo, ma in questo periodo sembra che la sua amica… Turchese… sia diventata amica di Marco, sa… quel ragazzo che l’ha baciata, e a Simonetta va pure bene! Sono due stupide oche, danno del traditore a me quando la sua stessa amica lo è… che vadano al diavolo. Per colpa loro ho rischiato il posto da titolare in squadra».
« Mi dispiace, veramente, ma devi pensare allo studio ora. Sei riuscito a recuperare in due materie scolastiche e te ne manca solo una, la mia. Io ti voglio aiutare ma devi rimanere concentrato. A riguardo la squadra… tifo per te, ragazzo. Ho sentito grandi progetti per te e potrebbe aprirsi un futuro molto buono… pensa a far bene e a nient’altro. Trasforma questa rabbia in energia e determinazione e torna a giocare con più cattiveria di prima» gli consigliò il professore.
Il professor Tarni aveva ragione, doveva trasformare quella rabbia e inglobarla nel corpo nel modo giusto. Era il momento di riprendere la sua vita, era il momento di concludere la stagione e l’anno scolastico nel modo corretto.
Durante la settimana il Mister fu lieto di vedere che Daniele era tornato ad allenarsi con grande grinta.
« Lo sai ragazzo che domenica dovrai mostrare che Daniele Frettoli è tornato? Ci mancano solamente due partite e ti mancano solamente cinque goal ai quindici. Io personalmente non pretendo che tu ne faccia cinque in due partite ma che tu riprenda il tuo posto in attacco da titolare. Sei il mio attaccante migliore… ho sentito dai tuoi amici che hai nuovamente litigato con la tua ragazza… mi auguro che questo non ti distrugga come è capitato mesi fa… stavolta non avrai altre chance, ricordatelo».
« A sentire il nome di Simonetta non gli venne tristezza, solo una rabbia tanto forte che si fece male colpendo i due pugni uno con l’altro.
Le grida esterne divennero sempre più forti. Da quanto aspettava quel momento?
Buttò un’occhiataccia alla sua destra; Cirro lo stava fissando molto intensamente, quasi per captare le sue emozioni e intenzioni. Lui gli sorrise beffardo e gli sussurrò « non distruggerai la mia carriera, non te lo permetto» e senza guardare la reazione del difensore, corse in campo.
« In tribuna i suoi amici esclamarono al suo ritorno in campo; Simonetta, presente tra loro con Turchese, non si unì alle grida. A Daniele ribollì il sangue notare che al suo fianco vi era Marco.
Dopo il fischio d’inizio Daniele corse in attacco e corse da una parte all’altra in cerca di filtrare verso l’area.
Il pallone rimase per diversi minuti in centrocampo con un continuo batti e ribatti, poi un suo amico la spazzò via sparandola proprio verso di lui.
Fitrò tra due difensori e agganciò al limite dell’area di rigore il pallone. Non c’era molto spazio per il tiro ma non ci pensò due volte; prese la mira verso l’angolo destro e con tutta la rabbia che gli circolava in corpo la colpì violentemente.
Il pallone sferzò l’aria e passò sotto le gambe di un centrocampista avversario, passò tra due difensori e puntò verso il punto cercato da Daniele.
«Uuuuuuh» urlarono dagli spalti. Il pallone era saettato dritto verso l’angolo ma, avendo preso una traiettoria a giro, si stampò con un colpo secco sul palo ed uscì.
Fece una smorfia di rabbia ma era ancora presto, aveva ancora tutto il tempo per far goal.

Solo pochi istanti dopo il suo amico d’attacco intercettò il pallone e con un « vai» lo invitò a lanciarsi nuovamente verso l’area.

Epoca - 18° puntata - di Mattia Cattaneo





Roma, Luglio 1943

E’ fatta: gli angloamericani sono sbarcati in Sicilia, e questa notizia non potè che darci un po’ di speranza in più; io nel frattempo ero riuscito a ritornare a casam un po’ ammaccato e moralmente distrutto grazie ad un mezzo di fortuna: la gioia di rivedere Giulia, i miei genitori e i miei amici fu veramente tanta!;

Mio padre mi parlò della produzione di armi scoperta a Vittorio, e io non feci che confermare i miei sospetti; Nel frattempo Andrè cercava una soluzione per uscire da quel nascondiglio segreto anche perché il suo fotogramma assieme a quello dell’amico furono diramati a tutte le sedi del comando fascista, che stava vivendo un momento torbido e poco chiaro: a breve si sarebbe indetta una riunione straordinaria del Gran Consiglio,
Giulia vedeva una serena Daniela:”Sono contenta che ti sei ripresa..”-”Sì..sai ho riscoperto cosa è l’amore..”-”oh ma che frase..dimmi chi è il fortunato..”-”Si tratta di..Federico..”-”l’amico di Marco?..ossia il figlio di Rosa?”-”Esatto proprio lui..è un ragazzo stupendo..veramente..e sento di provare qualcosa per lui..”-”Sono felice per te sorellina mia!”;

Karl Gutemberg chiamò Vittorio:”Buongiorno..”-“..buongiorno ufficiale Gutemberg”-”Accomodatevi signor La Rocca..”-”Perché mi avete chiamato così urgentemente?…e di domenica poi stavamo per recarci alla santa Messa..”-”La chiesa può aspettare..l’evaso no..”-”Cosa??”-”Vostro figlio..è evaso dal carcere..e non ora, ma bensì un anno e mezzo fa..”-”Oh santo cielo..”-”non si è fatto vivo con voi?”-”no..i rapporti tra me e mio figlio sono deteriorati da prima che la guerra iniziasse, lui era in carcere..”-”Sentite..possiamo scendere ad un compromesso..”-”Sarebbe?”-”La compilazione di un assegno..voi sostenete il regime apertamente..vero?”-”Certo..”-”bene..un assegno in bianco..firmato da voi..così ci dimentichiamo che Andrè La Rocca è evaso..”;

Rosaria era nel letto e Rosa la raggiunse:”Ma che ti è successo??..Nunzio mi ha avvertito”-”Sono svenuta..non so che mi è capitato..”-”Senti vado a chiamare Giovanni il medico del borgo”-”No non ti preoccupare..è solo un mancamento..ho rivisto una persona qualche mese fa..”-”Chi??”-”Ecco..quando ero ad Ancona..era collaboratore..tedesco”-”un nazista??”-”shh..non urlare..sì..c’era stata una storia tra di noi..e qualche mese fa..sul finire dell’anno scorso..l’ho rivisto in un auto assieme ad un altro..pochi giorni dopo ci siamo rincontrati..ed è stata passione..”-”Cosa stai alludendo Rosaria?”-”Forse..aspetto un bambino..”-”Oddio..il bambino di un nazista..”-disse Rosa mettendosi le mani al volto-”Quell’uomo lo amavo..lui mi ha lasciata senza niente..e ho perso tutto..era partito per Berlino..e così sono ritornata qui..”-”Io non potevo sapere..”-”l’amore va oltre la divisa..che pasticcio..”-”Senti Rosaria..ti volevo chiedere scusa per come mi sono comportata..ora ci sono io qui con te..e l’emozione di diventare zia..non me la toglierà nessuna”; le due si abbracciarono;

Il Gran Consiglio si riunì, dopo molti bombardamenti operati dagli americani su Roma e lancio di volantini che esortavano gli abitanti ad allontanarsi dalle loro case, e decretò il destituimento di Mussolini e il conseguente arresto; di fatto il 25 Luglio di quell’anno crollò il fascismo e molte furono le manifestazioni di gioia che si sentirono; nel borgo carri, carretti, gente che si ubriacava e mangiava, tra canti e cori il fascismo era crollato e venne nominato nuovo capo del governo Pietro Badoglio;
Io ero ritornato a casa dopo una giornata di festeggiamenti:”Amore”-”Non sai quanto sono felice!!..è finito tutto!!”-”Sì..evviva Badoglio!!”;

Alla taverna di Nunzio i festeggiamenti proseguirono e Celeste, che divenne sua aiutante, andò a cercare Paolo:”Dai festeggia!!..oramai tutto è finito!”-”Non sai quanto ho desiderato questo momento..”-”Shh..c’è Badoglio alla radio..”; di fatto disse che la guerra a fianco della Germania sarebbe continuata;

Federico venne avvisato da Giulio:”Hai capito bene Federico..Badoglio sta trattando in gran segreto un armistizio con gli angloamericani..”-”si ma intanto i tedeschi non ci stanno che Roma venga considerata città aperta..”-”Senti si stanno costituendo dei gruppi di difesa..non abbiamo ancora un nome preciso..ci stai?”-”Ovvio..libereremo questo paese!”;

Lola arrivò da Don Arnaldo:”Eccomi..avete dunque deciso??”-”La fine del fascismo rincuora le nostre anime..e soprattutto riportarà il sereno..dunque chiudete il vostro scempio..”-”Io lo posso anche chiudere ma siete sicuro di quello che fate?”-”perché mi fate questa domanda..che avete lì in quella busta?”-”Guardate voi stesso..alcuni novizi, tolto l’abito talare..fanno le cose più impensabili a questo mondo..”-”Oh misericordia divina..”-”Questi fotogrammi potrebbero arrivare sulla scrivania del Vaticano..e cosa direbbero di voi?..”-”Questo è un ricatto bello e buono!”-”Chiamatelo come volete..ma se non mi lascerete in pace sarò costretta a mandarle alla Curia..sarebbe uno scandalo per la Chiesa..”-”Non vincerete voi..”-”Allora facciamo così..50.000 lire..altrimenti le venderò ad un giornale..pensateci..”; Lola lasciò la sagrestia e Don Arnaldo si sentì spacciato;

Celeste era preoccupata e Paolo, tornato al podere che era dei suoi, cerco di capire cosa aveva:”E’ un po’ che non sento mamma e papà..almeno prima chiamavano al bar di Nunzio tre volte per settimana..ora nemmeno quelle..mi sto preoccupando”-”vuoi che andiamo a trovarli?”-”ma no con tutto questo movimento e i bombardamenti poi..spero solo non sia capitato niente..ho una tale paura”; Paolo la consolò abbracciandola;

Gutemberg aveva ricevuto delle disposizioni ed era al telefono con Berlino:”Alles klar .. folgen Ihrer Bestellungen (tutto chiarò..seguirò le vostre disposizioni)..”-”E’ permesso?”- chiese Bonomi-”Prego entrate..”-”Mi avete chiamato?”-”Ho disposizioni precise..il fascismo è crollato..è una vergogna più totale..ora devo andare a riposare un po’..volevo solo dirvi..che ora io comanderò questa sede!”-”Ma come..”-”Ja..signor Bonomi..il vostro compito qui è finito..raccogliete le vostre cose e andatevene!”;


Letizia chiese al marito un confronto:”Cosa aspettavi a dirmi tutto?”-”Senti non è aria..per cortesia!”-”Ma come rispondi?..io voglio essere partecipe di tutto quello che capita..ti prego Vittorio..”-”E va bene..mi era stato chiesto di produrre armi da esportare al fronte..egiziano e russo..”-”ma tu sai il pericolo a cui andavi incontro” ”Letizia..eravamo appoggiati dal regime”-”Ora non c’è più niente!..”-”Un ufficiale tedesco ha preso posizione al comando..”-”Pure..come se non bastasse..Vittorio io ho paura..di come le cose si stanno mettendo”

Come foglie al vento - Episodio 713 (137/237) di Nunzio Palermo

                è presentato da  Come foglie al vento # 713 Episode 713 Season 4 Origi...