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sabato 22 dicembre 2018

DUE BISBETICI ALLA RISCOSSA!!!! - 15° E ULTIMA PUNTATA - di Ambra Tonnarelli

LA BEFFA DEL DESTINO

Come andò a finire? Beh, dipende dai punti di vista! Per Valerio e Chanel filò sempre tutto liscio come l’olio, grazie al loro muso duro e alla loro complicità: per quanto riguarda Felice... Tentò per cinque anni di studi universitari di liberarsi di Valerio e Chanel, ma invano. Ogni qualvolta trovasse un nuovo appartamento, Chanel e Valerio puntualmente lo rintracciavano, avendo spie e complici sparsi per tutta Urbino, e, di conseguenza, prendevano casa con lui. Per cinque anni, Felice fu destinato a far loro da Cenerentolo, subendo continuamente le loro malefatte e i loro soprusi, e, dopo la laurea, sparì.
Una volta conclusa l’università, Valerio e Chanel si trasferirono insieme a Roma e aprirono una palestra in società chiamata “Chaerio”, i cui affari decollarono nel giro di pochissimo tempo. Divennero ricchi sfondati, insomma! E rimasero sempre i soliti! Nonostante la complicità da innamorati, il vecchio istinti da bisbetici permase e questo li portava spesso a litigare e a punzecchiarsi di continuo. Ma, alla fine, si riappacificavano sempre. Erano come cane e gatto, si azzuffavano di continuo, anche ricorrendo ai vecchi dispetti e alle antiche ripicche, ma non c’era l’uno senza l’altra. Dopo qualche ora dalla lite, Valerio ricercava Chanel e Chanel ricercava Valerio. Andarono subito a convivere a Roma, dopo aver concluso l’università e all’età di trentacinque anni, decisero finalmente di convolare a nozze.
E, badate bene, non fu un evento facile da organizzare...

Valerio si sedette a tavola a fare colazione nel maestoso e immenso giardino della sua villa, pensando a quale meta fosse adatta alle sue esigenze per il viaggio di nozze. Già puntava a località turistiche verso il Nord Europa, verso l’arte e la cultura, pur sapendo che avrebbe dovuto di nuovo litigare con Chanel. Avevano già litigato per tutto, dalla chiesa alla location per il pranzo di matrimonio, dalla lista di nozze agli invitati... Alla fine avevano estratto a sorte e, puntualmente, Valerio aveva sempre perso. Ancora non riusciva a spiegarsi come diavolo Chanel potesse avere la fortuna che girava dalla sua parte ogni singola volta. Faceva lo stesso, pensò! Era certo che, quella mattina, l’avrebbe spuntata.
“Buongiorno, amore!” lo salutò Chanel radiosa e rilassata, sedendosi davanti a lui, a tavola, in giardino.
“Buongiorno a te, tesoro”, ricambiò lui. “Stavo pensando al viaggio di nozze...”, esordì.
Ma non fece in tempo a continuare.
“Io vorrei andare alle Maldive o alle Seychelles!” esclamò Chanel, interrompendolo, entusiasta solo all’idea di passare una luna di miele immersa nel caldo, nel sole e nel lusso, circondata dal suono del dolce far niente.
“Cosa?” sbottò Valerio. “No! Io pensavo alle città d’arte del Nord Europa!”
“Sei sempre il solito lagnoso noioso! Andremo ai tropici!”
“No! Dannata strega maledetta! Andremo nel Nord Europa!”
“Ho capito”, se ne uscì Chanel col solito sorrisetto sadico sulle labbra. “Estrarremo a sorte!”
Valerio annuì con aria di sfida. “Ci sto!”
Come al solito, Valerio preparò due biglietti con scritto Valerio e Chanel, ignorando la presenza del terzo biglietto nella manica di Chanel.
Ovviamente perse. E non si accorse di nulla.
“Sì!” esclamò vittoriosa Chanel.
Valerio mise il broncio e incrociò le braccia seccato. “Tu bari”, grugnì a un certo punto.
“Pensala come vuoi”, lo freddò Chanel. “Tanto ho vinto io! Non posso farci niente, sai, se sono nata con due camicie!”
“Già”, bofonchiò Valerio.
“Comunque, ci andremo a Natale, nel Nord Europa, se può farti piacere”, gli concesse lei magnanimamente.
In fondo, le faceva pena!
Valerio annuì. “Ci sto! Affare fatto!”
“Allora, Seychelles o Maldive?”
“Maldive!” esclamò Valerio.
Ma Chanel scosse il capo. “Seychelles!” ribatté col solo scopo di contraddirlo e litigare ancora.
Una bisbetica indomata resta sempre una bisbetica indomata.
“Maldive”, incalzò Valerio.
“Seychelles!” insistette Chanel.
“Maldive!”
“Seychelles!”
“Maldive!”
“A sorte!” esclamò Chanel.
“D’accordo, Strega Maledetta! A sorte!” convenne Valerio, certo di vincere almeno una volta.
“Allora, riprepara i biglietti, Nano Da Giardino!”
Valerio si rimise all’opera. “Credevo che l’avessi constatato più volte in questi anni, cara la mia Strega Maledetta, che nella botte piccola c’è il vino buono!”
Chanel rise. “Vero. Ma ce n’è anche poco!” lo prese in giro lei. “Caro il mio Nano Da Giardino!” concluse con enfasi, calzando sul nomignolo.
Valerio scosse il capo con fare rassegnato e rise con lei.
Gettò i biglietti sul tavolino e perse.
Scosse di nuovo il capo con fare rassegnato.
Doveva trovare un’altra strategia per farla franca, ma, dopo tanti anni, non l’aveva trovata.

Giunse il giorno delle fatidiche nozze. Valerio indossava un abito classico da perfettino, che ricalcava perfettamente la sua personalità, al contrario del vestito di Chanel. Si presentò all’altare in netto ritardo, con l’acconciatura in disordine e l’aspetto trafelato, con un abito pomposo e regale che non si addiceva minimamente ai suoi modi di fare da tornado vivente. Valerio l’attendeva seccato davanti all’ingresso della chiesa, lo sguardo truce e seccato, ma con quel sorriso da canaglia e quegli occhietti vispi, non fu in grado di dirle nulla. Si limitò a porgerle il braccio per accompagnarla all’altare, lanciandole un’occhiataccia, spodestando così il ruolo del padre di lei, che venne spudoratamente messo da parte. Camminarono lungo la navata, dopo che i parenti ebbero preso ognuno il proprio posto, e raggiunsero l’altare.
Un prete dalle spalle un po’ curve e gli occhiali a culo di bottiglia, dall’aria vagamente familiare li raggiunse.
“VOI QUI?!” si stupì il giovane prete, sgranando gli occhi.
“Felice?” se ne uscì Valerio con aria meravigliata.
“Ma ti sei fatto prete!” esclamò Chanel con aria canzonatoria. “Giusto quello potevi fare!” aggiunse, suscitando le risa sommesse di Valerio.
“Ma dov’è Don Francesco?” domandò Valerio, dal momento che era con lui che aveva preso accordi per il matrimonio.
“È malato”, rispose Felice. “Lo sostituisco io. Spero che abbiate già confessato tutti i vostri peccati”, aggiunse, riferendosi alle loro continue malefatte durante i cinque anni di università.
“Di quali peccati stai parlando, Felice?” gli domandò Chanel, simulando un’innocenza che in realtà non aveva.
“Si starà riferendo a tutte le scopate che ci siamo fatti abusivamente, quando eravamo coinquilini all’università!” s’intromise Valerio, suscitando l’ilarità di tutti gli invitati.
“No”, disse secco Felice. “Mi sto riferendo a tutti i dispetti e le cattiverie che mi avete fatto, quando studiavamo insieme!”
“Su via, Felice! Per quattro scherzetti innocenti! Non ci porterai mica rancore?” replicò Chanel melliflua.
“Ora basta, Felice! Sei sempre il solito frignone rompipalle! Vedi di cominciare la funzione, ché Chanel ci ha già fatto fare abbastanza tardi!” li interruppe Valerio.
“Ma cosa vi sposate a fare che siete diversi come il giorno e la notte? Come farete ad andare d’accordo? Voi vi odiavate!” protestò Felice, ingenuo come sempre, non avendo ancora imparato la lezione del tenere la bocca chiusa al momento opportuno.
Valerio sbottò come al suo solito. Afferrò il povero e malcapitato Felice per il colletto con aria minacciosa e infuriata. “Questi non sono affari che ti riguardano. Ora, sposaci, pezzo d’imbecille che non sei altro, o ti faccio ingoiare le ostie tutte intere. E vedi di non fare la predica troppo lunga”, gli sibilò, mentre tutti gli invitati ridevano sotto i baffi, scambiandosi sguardi complici come per dire: “Siamo alle solite!”
Felice deglutì, tremolando, e incassò il colpo, come sempre. Erano passati tanti anni, ma lui non era cambiato di una virgola! Si limitò ad annuire e a cominciare la messa. “C-c-ca-cari f-fratelli”, esordì con la voce che tremolava proprio come lui. “Siamo q-qui r-riuniti oggi nella c-c-c-casa del Signore per celebrare l’unione in maaaatrimonio di questi due figli diiii D-Dio: V-Va-Valerio e-e-e-e Ch-Chaaaanel”, balbettò.
“Smettila di balbettare e muoviti, femminuccia”, gli ordinò Valerio a denti stretti, tirandogli un pistatone sul piede, facendo ridere Chanel.
“Signor sì, Signore! Eseguo!” esclamò Felice, in tono da soldato semplice, impacciato e impaurito, facendo ridere tutti i presenti, che già sotto i baffi si burlavano di lui.
Felice riprese la cerimonia, cercando di stare attento il più possibile a non balbettare, fino al momento della lettura dei sacri testi e della predica... Che tirò molto per le lunghe.
Stufi di aspettare, Valerio si tirò su le maniche della giacca ed era pronto a partire alla volta del leggio, quando Chanel lo afferrò saldamente per un braccio, il sorrisetto sadico stampato in volto. Valerio ricambiò lo sguardo con complicità, avendo già intuito cosa Chanel stesse pensando di fare.
Mentre Felice era tutto intento e preso nella sua predica rivolto ai presenti, Chanel fece cenno ai testimoni di avvicinarsi di soppiatto. Tanto quello scemo di Felice era così tonto, che non si sarebbe accorto di nulla! Chanel si fece dare un elastico e dei fazzoletti di carta e li passò a Valerio, che ne fece tante palline. Le nascose nel pugno e, lontano dallo sguardo assente di Felice e davanti agli occhi di tutti i presenti, le passò a Chanel, mentre già tutti i presenti ridevano sotto i baffi. Ma Felice era così preso nella sua predica che non si accorse di nulla. Finché non gli arrivò la prima pallina in faccia. Finalmente, s’interruppe e si guardò intorno con aria basita e furtiva. Ma nessuno si muoveva. Tutti mostravano facce di pietra, imperterrite e compunte. Felice riprese la predica come se nulla fosse accaduto, quando Chanel gli lanciò la seconda pallina con l’elastico, a mo’ di fionda. Colpendolo in pieni occhiali. La terza e la quarta gli arrivarono direttamente in bocca.
Tutti i presenti scoppiarono a ridere.
“Anche in chiesa, nel luogo sacro, casa del Signore! Non avete rispetto nemmeno per il povero prete, Don Felice! Siete sempre i soliti bisbetici!” piagnucolò il malcapitato Felice.
“Valerio te l’aveva detto di non fare la predica troppo lunga! Noi saremo sempre i soliti bisbetici, ma tu sei sempre il solito frignone rompipalle!” esclamò Chanel melliflua.
“Ora, arriva al dunque, Ciambotto!” gli ordinò Valerio in tono perentorio.
“Sì, sì, sì, sì!!!!” eseguì Felice. “Allora, vuoi tu, Chanel, prendere il qui presente Valerio come tuo legittimo sposo?”
“Sì, lo voglio”, rispose secca Chanel, con tono da saputella.
“E vuoi tu, Valerio, prendere la qui presente Chanel come tua legittima sposa?”
“Sì, lo voglio”, replicò Valerio.
“Benissimo! Allora, per mezzo dei poteri a me conferiti, io vi dichiaro marito e moglie, puoi baciare la sposa!” dichiarò Felice a macchinetta, non vedendo l’ora di liberarsi di loro.
Valerio baciò Chanel con grande passione col solo scopo di prendersi gioco di Felice, per poi prenderlo e trascinarlo con loro al pranzo.
Si rise e si scherzò a crepapelle, Felice si ubriacò, poi, dopo aver mangiato la torta, tutti gli invitati sparirono, lasciando Felice da solo.
“Signore?” lo chiamò un cameriere.
“Sì? Hic!” rispose Felice, già ciucco marcio.
“Signore, qualcuno deve pagare il conto e qui c’è rimasto soltanto lei”, gli disse il cameriere.
“Il conto? Hic! Ma come faccio a pagare? Hic! Io sono il prete!” biascicò Felice.
“Qualcuno dovrà pur pagarlo, questo pranzo di nozze”, gli fece notare il cameriere, già d’accordo con Valerio e Chanel. “Ci rivolgeremo alla curia, allora. O devo chiamare le forze dell’ordine?”
“No, no! Meglio la curia!” si spaventò Felice, ancora memore dello scherzo di pessimo gusto subito in gioventù.
Poi, svenne.
“Questo non l’avevamo previsto”, disse il cameriere. “Altro che la curia! Qui, ci tocca chiamar l’ospedale!” Evviva gli sposi!” esclamò.

FINE.

sabato 15 dicembre 2018

DUE BISBETICI ALLA RISCOSSA - 14° PUNTATA - di Ambra Tonnarelli

LUNA DI MIELE DA BISBETICI

Valerio stringeva a sé Chanel, dopo aver fatto l’amore con lei in maniera piuttosto appassionata e selvaggia. Finalmente era in pace con se stesso. E lei pure. Entrambi ridacchiavano sotto i baffi.
“Che c’è?” le domandò Valerio, dal momento che Chanel rideva in maniera molto più marcata di lui.
“Niente! Pensavo a quel sempliciotto di Felice! Mi sa che l’hai sconvolto!”
Le labbra di Valerio si curvarono verso l’alto a disegnare un sadico sorriso. “Era proprio quello il mio scopo!”
“Sai, non credo che conosca il secondo significato del verbo scopare”, dedusse Chanel.
“Lo credo anch’io. Ecco perché gliel’ho detto!” esclamò Valerio.
“Senti, io son stufa di star rinchiusa qui, a scambiarci tutte queste smancerie! Perché non usciamo un po’?” propose Chanel.
Valerio ci pensò su. “Sì. Sì, perché no? Anche perché in questo lettuccio si sta piuttosto stretti.”
“Perché non ti trasferisci nella mia stanza? Due letti, qui, ci stanno senza problemi! E avanza pure un sacco di spazio!”
“Già... Dal momento che questa era la mia stanza!”
Valerio e Chanel si scambiarono uno sguardo complice ed esplosero a ridere, ricordando l’aneddoto della prima serata in cui era arrivata Chanel. Quando avevano litigato per la stanza.
“A dire il vero, io l’avevo rubata a Felice!” ammise Valerio.
Chanel rise.
Era così bella, quando rideva, pensò Valerio. “Allora, vado a spostare il letto e lo porto qui”, le disse, invece.
Si alzarono e si rivestirono. Valerio fece per aprire la porta, ma Chanel lo afferrò per la mano e lo fermò, scuotendo il capo, il visetto furbo e il sorriso sadico.
“Aspetta... Facciamolo spostare a quel ciambotto di Felice”, gli propose melliflua.
Il volto di Valerio si contorse in un’espressione sadica e complice al tempo stesso. “Già... Ottima idea! Davvero ottima!”
Aprirono la porta ed entrarono nella stanza di Felice senza nemmeno bussare.
Felice sollevò il capo dai libri, gli occhiali a culo di bottiglia perennemente incollati alla faccia, e li guardò terrorizzato e confuso. Quei due si stavano tenendo per mano! Oh no! Che guaio! Si erano fidanzati e si sarebbero sicuramente coalizzati contro di lui! Oh no! Cercò di mantenere la calma per quanto gli fosse possibile.
“S-sì?” balbettò il poveretto, simulando a stento una calma che in realtà non aveva.
“Vieni con noi, Felice”, gli ordinò Chanel, melliflua e sdolcinata, il sorriso sadico che accendeva i suoi occhietti vispi di furbizia.
Il povero Felice si alzò e obbedì, deglutendo, temendo il peggio. Il trio si fermò davanti alla stanza di Valerio.
“Prendi il letto di Valerio e spostalo in camera mia. Adesso”, gli ordinò con il medesimo tono di poc’anzi, mentre Valerio si godeva la scenetta, ridendo sotto i baffi.
“M-ma peeeerché?” le domandò il malcapitato Felice.
“Perché Valerio è il mio ragazzo. E dorme con me”, specificò Chanel.
“C-coooome? Fi-fino a i-iiiiiiii-eri v-vi oooodivaaaate e, e ora v-vi sieeeete f-fidanzaaaati?”
“Non sono affari che ti riguardano”, lo freddò Chanel.
“Ma voi non siete fatti per stare insieme! Siete e sarete sempre come cane e gatto!” esplose il povero Felice. A suo rischio e pericolo.
Valerio sbottò. “Come ti ha detto la mia ragazza, non sono affari che ti riguardano!” esclamò, per poi dargli un bel calcio nel sedere, facendolo cadere sul letto a pancia in giù, come uno straccio. “E ora sposta quel letto! Altrimenti ti prendo a calci in culo e di sbatto fuori casa! Una bella dormitina all’aperto in pieno inverno tempra il corpo e rinfresca la mente, caro Felice...” gli disse sadico.
“E senza cappotto”, aggiunse Chanel, con sguardo complice.
Felice incassò il colpo e si sbrigò ad alzarsi. Iniziò a spostare il letto, lamentandosi di continuo perché era un lavoro troppo pesante per lui, mentre Valerio e Chanel lo deridevano spudoratamente, dicendogli che non era neanche degno di essere considerato un uomo. Il povero Felice impiegò diversi minuti per adempiere all’impresa, sudando sette camicie come se si fosse allenato in sala pesi per più di due ore consecutive.
“Così ti vengono un po’ di muscoli, no?” lo prese in giro Chanel. “Bene. Adesso andiamo!” esclamò, strizzando l’occhietto a Valerio, che le sorrise sadicamente.
Avevano in serbo una bella sorpresa per Felice.
“Dove?” domandò Felice.
“Andiamo a cena fuori, no? Sei invitato, Felice! Dobbiamo festeggiare il nostro fidanzamento, no?” disse Chanel, mentre Valerio s’infilava il cappotto.
“Non fare il maleducato”, incalzò Chanel. “Che fai? Rifiuti un invito a cena fuori dei tuoi coinquilini?”
“No, no! V-vengo subito!” esclamò Felice.
Indossati i cappotti, uscirono e Valerio e Chanel, lo caricarono in macchina e Chanel guidò alla James Hunt fino a Pesaro, caricando di adrenalina Valerio e facendo morire d’infarto il povero Felice, che era già in preda a una crisi di panico piuttosto marcata. Andarono in un ristorante di lusso in centro e ordinarono una cena a base di pesce. Tutto sembrava andare bene. Valerio e Chanel conversavano tranquillamente del più e del meno, come persone normali, coinvolgendo persino Felice di tanto in tanto, a tal punto che Felice si rilassò e sembrò volersi godere la serata. Magari, il fidanzamento li aveva rincitrulliti e li avrebbe pian piano trasformati in persone normali.
Che illusione! A fine cena, Valerio e Chanel si alzarono all’unisono.
“Noi andiamo. Ciao-ciao, Felice!” esclamarono in coro, prendendolo in giro.
“Ma, ma, ma, ma...” balbettò, vedendosi piantato in asso. “E qui chi paga?”
“Arrivaci, testa di rapa, zucca vuota che non sei altro! Tu, no?” disse Valerio con nonchalance, prendendo Chanel per mano, già sulla soglia dell’uscita del ristorante.
“E io come torno a casa?”
“Coi mezzi pubblici, no?” rispose Chanel, richiudendo la porta del ristorante alle sue spalle.
Non passarono neanche dieci secondi, che giunse il cameriere a chiedere il conto. Ma Felice, in tasca, non aveva un soldo. Non aveva fatto neanche in tempo a prendere il portafoglio, a dire il vero! Così, il cameriere chiamò il direttore, che di vide costretto a chiamare a sua volta la polizia.
Il povero Felice, sudando freddo e sentendosi mancare per il grosso guaio in cui quei due bisbetici disgraziati lo avevano cacciato, dovette balbettò con il direttore e le forze dell’ordine, cercando di spiegare come meglio poteva la situazione, e, alla fine, ottenne di poter chiamare il padre. Il pover’uomo, furibondo con il figlio per essere sempre uno spilorcio, riuscì a convincere la polizia a non arrestarlo e il proprietario a ritirare la denuncia, in quanto avrebbe fatto lui stesso un bonifico al ristorante il mattino seguente. Alla fine, dopo diverse ore, il povero Felice fu scagionato e, non avendo nemmeno i soldi per i mezzi pubblici, venne riaccompagnato a Urbino da due poliziotti.
Lo sapeva che il fidanzamento di quei due non gli avrebbe portato nulla di buono!

Valerio e Chanel erano tornati a casa nel giro di venti minuti. Non fecero altro che ridere e scherzare sullo scherzo che avevano fatto a quel deficiente di Felice. Però, dopo poco giunse la noia. Così Chanel propose di andare prima al cinema e poi a ballare, lei che era sempre festaiola e nottambula, e Valerio, per la prima volta, si lasciò andare al divertimento sfrenato proposto da Chanel e la seguì a ruota. Al cinema, scelsero una commedia e risero a crepapelle, lanciando persino i pop-corn diverse file più in giù, disturbando così la visione a diverse persone e senza mai essere beccati per giunta! Dopo il cinema, andarono a ballare in discoteca, dove si cimentarono in sensuali balli alla Dirty Dancing, baciandosi di continuo, scambiandosi effusioni molto più che appassionate, dando così sfogo a tutta l’attrazione represse che fin da subito avevano provato l’uno verso l’altra. Finalmente, non dovevano più mentire agli altri, né a loro stessi e, proprio mentre ballavano, vennero interrotti da due persone dall’aria vagamente familiare. Valerio si staccò da Chanel, l’aria truce e seccata, pronto a inveire contro l’essere che aveva osato tanto, ma...
“Anna?” si sbigottì Valerio.
“Riccardo?” gli fece eco Chanel.
“Già, proprio così. Siamo qui con un gruppo di amici”, spiegò Riccardo. “Ma che cosa diavolo state facendo? Voi due non vi odiavate?”
“Hai mai sentito parlare di convivenza tra amore e odio?”
Riccardo annuì col cipiglio alzato.
“Direi che ti sei risposto da solo”, disse Valerio.
“Ma Chanel, perché mi hai fatto quel dispetto?” le domandò Anna, ancora turbata da quel brutto pomeriggio di poche ore prima.
“Per vendetta contro Valerio, dal momento che è stato proprio lui a farmi rompere con Riccardo, e per gelosia”, ammise finalmente Chanel.
“Vale lo stesso anche per me. Ero geloso. Molto geloso”, confessò Valerio a Riccardo.
“Beh, che dire?” disse Riccardo. “Dio li fa, poi li accoppia, no?”
“Comunque, finché siamo stati insieme, Riccardo, io non ti ho mai tradito”, lo rassicurò Chanel.
“Idem, Anna”, aggiunse Valerio.
Riccardo e Anna annuirono.
“Forse”, esordì Anna. “Era destino che le cose andassero così. Vi auguro ogni bene.”
“Anch’io. Magari, non so, potremmo restare tutti amici, no?” propose Riccardo.
“Sì, perché no?” se ne uscirono in coro Valerio e Chanel.
Il quartetto fece un cenno di assenso di circostanza e rimase per qualche istante in silenzio, mentre l’imbarazzo aleggiava intorno a loro.
“Beh, allora? Cosa aspettiamo? Andiamo a divertirci!” esclamò Chanel, riprendendo a ballare.
Valerio la seguì in pista e lo stesso fecero Riccardo e Anna. Mentre ballavano, Chanel e Valerio si scambiarono uno sguardo complice. Che Riccardo e Anna sarebbero finiti col mettersi insieme? In fondo, avevano lo stesso carattere!
“Tutto è bene quel che finisce bene”, le urlò Valerio nell’orecchio per sovrastare il gran frastuono della musica assordante.
“Già, ma non per Felice!” gridò Chanel, altrettanto forte per farsi sentire.
Entrambi esplosero a ridere e si godettero la serata di divertimento sfrenato proposta da Chanel.
Quando rientrarono a casa, alle due e mezza passate, Felice dormiva come un angioletto già da un po’, estremamente provato da quel brutto colpo basso che gli avevano tirato qualche ora prima. Non appena varcarono la soglia di casa, Chanel sbatté sonoramente la porta di casa per dispetto. Lei e Valerio si fiondarono in camera, urlando, ridendo e scherzando. Fecero a cuscinate, si rincorsero giocando per tutta casa, giusto per svegliare il povero Felice. E ci riuscirono! Il poveretto dovette sorbettarsi tutto il loro baccano in silenzio, senza fiatare, altrimenti chissà che cosa gli sarebbe successo! Non ne poteva più! Sarebbe arrivato a fine anno con un marcato esaurimento nervoso!
La serata si concluse con Valerio e Chanel che finirono nuovamente a letto. In maniera molto sonora e rumorosa. E il povero, malcapitato Felice rimase sveglio ancora per un bel po’. La mattina, staccò la sveglia, impossibilitato dallo svegliarsi, si alzò alle dieci con una crisi di panico per aver saltato le lezioni e, come ciliegina sulla torta, sia Valerio, che Chanel erano a casa, per fargli dispetto, gli occuparono il bagno a turno per più di un’ora, tanto che alla fine Felice fu costretto ad andare a lezione senza nemmeno lavarsi faccia e denti. Senza nemmeno aver la possibilità di andar di corpo.
Dalla padella, era passato alla brace.
Non aveva scampo.
E giugno era ancora moooolto lontano...




sabato 8 dicembre 2018

DUE BISBETICI ALLA RISCOSSA!!!! - 13° PUNTATA - di Ambra Tonnarelli


LA RESA DEI CONTI.

Valerio camminava furibondo e impettito verso casa. Ma non per Anna. Di Anna, non gliene importava proprio niente! Ma nessuno trattava e umiliava così Valerio! Quella dannata strega malefica di Chanel aveva escogitato un piano diabolico e macchinoso per svergognarlo in piazza davanti a tutti e ci era riuscita alla perfezione! Tutti si erano voltati a guardare Anna che urlava e piangeva istericamente, tutti avevano fissato lui come se fosse un mostro, ridendo, sogghignando e spettegolando alle sue spalle. Doveva ammettere che, però, Chanel era una ragazza piuttosto ingegnosa! Nessuna era come lei. A prescindere da tutto, però, non doveva farsi fregare da lei! Doveva restare concentrato e farle il culo a strisce! Sapeva che avrebbero ricominciato con le ripicche e le vendette spietate, ma non gli importava. Grazie a lei, sarebbe diventato lo zimbello di tutta Urbino! Almeno, lui era stato più discreto nel tentativo di farla rompere con Riccardo! Lei non si era regolata per niente! L’aveva fatto appositamente, ne era sicuro! C’era quasi! Salì le scale come un posseduto, aprì la porta e la richiuse sbattendola violentemente, facendo così tremare e sussultare il povero Felice rintanato in camera sua, fingendo di non esserci per non dover fare il Cenerentolo.
“CHANEL!” gridò Valerio come se fosse impazzito.
Si precipitò in corridoio e se la trovò davanti, la faccia di bronzo che sorrideva sadicamente, simulando innocenza. Chanel era l’unica ad assumere simili espressioni facciali.
“Sì, Valerio?” gli domandò smielata, come se nulla fosse accaduto.
“Come ti sei permessa di sabotare il mio appuntamento con Anna in quel modo? E non fare la finta tonta! Ti ho riconosciuta su quelle foto!” urlò, dando di matto.
“Ho semplicemente ricambiato il piacere. Non sei stato forse tu a mandare quel bestione senza cervello affinché io rompessi con Riccardo?” replicò lei con fare da saccente, sorridendo sadicamente.
“Non so di cosa tu stia parlando”, mentì Valerio, sbassando il tono. Sentendosi preso in castagna.
“Lo sai benissimo, invece. Sai, l’ho cercato, quel bestione. Ho scoperto chi è e dove trovarlo, così sono andata a fare quattro chiacchiere con lui. Gli ho dato cinquanta euro, contro i venti che gli hai dato tu, per convincerlo a dirmi la verità e guarda un po’! È venuto fuori che un certo Tombolino Valerio, amico di un amico di un amico di un amico, gli aveva dato venti euro per fare quello che ha fatto quella sera per farmi litigare con Riccardo. Allora? Pretendevi che non te l’avrei fatta scontare, eh? Adesso, dimmi perché l’hai fatto, brutto stronzo!” si arrabbiò Chanel.
“Io?” si difese Valerio. “E perché tu l’hai fatto?”
“Per vendetta. Così impari a intrometterti negli affari miei. Hai un bel coraggio a essere arrabbiato con me, dopo quello che hai fatto!” protestò Chanel.
“Almeno io sono stato discreto! Tu mi hai umiliato in piazza! Sei un pezzo di merda, Chanel!” ribatté Valerio.
“Così impari! Lo sai che se mi fai io X, io ti ripago con 2X. La prossima volta ci penserai bene, prima di pestarmi i piedi e intrometterti negli affari miei! Non mi hai ancora risposto, però! Perché l’hai fatto?” urlò Chanel.
“Beh, perché... Per farti dispetto, ecco!” balbettò Valerio imbarazzato, non riuscendo ad ammettere la verità nemmeno con se stesso.
Chanel ammiccò. Aveva colto la sfumatura d’imbarazzo nella sua voce incrinata. “Ma davvero?” Lo scrutò da capo a piedi e non poté fare a meno di notare il suo sguardo basso e sfuggente. Imbarazzato per giunta. Un ghigno sadico e compiaciuto prese vita sul suo volto vispo e furbo. “Aaaah, ho capito! Non è che per caso ti sei innamorato di me?” lo freddò.
Valerio sussultò, le guance rosse come peperoni, non riuscendo a impedire al calore di affluirvi, e scosse il capo cercando di apparire convincente. “COOOOSAAAA? Ma come ti salta in mente una cosa del genere, eh? Certo che hai un ego bello smisurato! E che fantasia! Io? Innamorato di una strega malefica e perfida come te, tzè!”
“E perché no?” incalzò Chanel. “Io sono il massimo a cui un ragazzo possa ambire. Sono bella, intelligente, simpatica finché non mi pesti i piedi, carismatica... Insomma, ho tutto!” si vantò come un pavone che fa la ruota.
“Ma sentila! Chi ti credi di essere, strega?” replicò Valerio, cogliendo la palla a sbalzo per cambiare discorso.
“La ragazza di cui ti sei innamorato!” insistette per farlo cedere. “Ammettilo!”
“Taci tu! Non ammetterò ciò che non è vero!” urlò Valerio.
“Ah, no? Avevamo stretto una sorta di tregua, noi due. Perché infrangerla con un dispetto del genere? Tu eri geloso di Riccardo, ho fatto centro!” esclamò Chanel soddisfatta.
“No! Tu hai fatto un buco nell’acqua e basta!” si stizzì Valerio, incrociando le braccia e battendo un piede a terra, come i bambini nel bel mezzo di un capriccio.
“Ah, davvero? Che ci sarebbe di male ad ammetterlo? In fondo, io non ho sabotato il tuo appuntamento con Anna soltanto per vendetta”, esordì Chanel.
“E allora perché?” le domandò Valerio, trovandosi spiazzato.
“Perché anch’io mi sono innamorata di te”, ammise Chanel, senza togliersi il suo solito ghigno dalla faccia.
Valerio sgranò gli occhi come inebetito. Rimase imbambolato come un cretino per qualche secondo, prima di gettarle le braccia al collo e baciarla con foga, spingendola contro la parete. Finalmente aveva ammesso la verità con se stesso e con lei. Si baciarono ancora e ancora, senza freni, senza controllo, sfogando mesi e mesi di frustrazione e repressione. Poi, Chanel lo tirò in camera e sbatté la porta.
Non c’è bisogno di dire come andò a finire e che razza di casino combinarono sotto le lenzuola.

Felice si era rifugiato in camera a studiare. Mentre Valerio e Chanel erano fuori, studiava in cucina, buttando continuamente l’occhio fuori dalla finestra per vedere se uno dei due rientrasse. A un certo punto, aveva intravisto Chanel con una parrucca biondo platino in mano, che si sistemava i capelli, pertanto era corso in bagno per non doverci andare per un bel po’ e si fiondò coi libri in camera, appena in tempo. Temeva che se lei lo avesse visto in casa, lo avrebbe messo a fare il Cenerentolo come sempre. Perciò, meglio far finta di essere a studiare in biblioteca e di non essere in casa. Lo chiamò e lui non rispose. Rimase zitto-zitto, chiotto-chiotto per un po’, quando udì Valerio rientrare e sbattere con violenza la porta. Poi, lo sentì gridare il nome di Chanel come se fosse posseduto, aveva ascoltato parte della lite, mentre urlavano, poi una porta che sbatteva e infine più niente per qualche minuto. In quel momento, se ne stava sopra i libri, le orecchie aguzze per cercare di capire quale diavoleria stessero combinando quei due, finché non sentì strane urla e buffi gemiti provenire dalla stanza di Chanel. Con tanto di botti continui e ritmati contro la parete.
“Ehi!” esclamò Felice, dimenticandosi del buon proposito di rimanere zitto e chiotto per tutta la sera fino all’ora di cena. “Che diavolo state facendo? Così demolite casa, no?”
“Tu cosa dici?” gli gridò Valerio dall’altra stanza. “Stiamo scopando, no?”
Felice sgranò gli occhi, basito e sconcertato. C’era bisogno di fare tanto casino per spazzare per terra e dare una ripulita veloce alla stanza? C’era bisogno di sbattere continuamente sul muro e fare tutti quei versacci stupidi? Non riuscendo proprio a capire, Felice afferrò il dizionario e iniziò a sfogliarlo. Voleva vedere se, nella società moderna in cui viveva, il verbo “scopare” assumesse qualche altro significato. Scorse col dito i vari vocaboli, finché non trovò quello che cercava. E lesse ciò che lesse. Vergognoso e pudico, sgranò gli occhi sconcertato e divenne rosso come un peperone, senza neanche capirne il motivo. Ma quei due erano due sconci! Due sconsiderati! Due spudorati! Come diavolo ci avevano pensato di fare una cosa simile in pieno giorno, con lui in casa e dopo essersi odiati a morte per mesi e mesi? Non ci capiva più niente!
“Oh, povero me!” pensò tra sé e sé. “Il mondo va a rotoli!” piagnucolò disperato.
Perché sapeva che per lui tutto quello non avrebbe significato niente di buono.






sabato 1 dicembre 2018

DUE BISBETICI ALLA RISCOSSA!!!! - 12° PUNTATA - di Ambra Tonnarelli

VENDETTA.

Chanel rientrò a casa e si fiondò in camera, furiosa come non mai. Era chiaro che era stata tutta una messinscena ben organizzata da qualcuno per farle definitivamente rompere con Riccardo. Poco male, pensò. Tanto non era di lui che era innamorata. Riccardo era solo... Un diversivo per nascondere a se stessa la verità, una verità che le faceva più che male ammettere. Però stava di fatto che era furiosa, perché nessuno, nessuno trattava Chanel in quel modo! Chiunque fosse stato, lei l’avrebbe scoperto in un modo nell’altra e gliel’avrebbe fatta pagare cara. Molto cara. Nessuno poteva umiliarla così. Ci rifletté su e scorse tutti i numeri che aveva in rubrica e tutti i suoi contatti Facebook, ma non le veniva in mente nessuno che avrebbe mai potuto farle uno scherzo del genere, se non... Valerio! Ma perché mai avrebbe dovuto farlo? Logico, no? Per farle un dispetto! Altro che tregua! Gliela faceva vedere lei, la tregua! Avrebbe aspettato un po’ per vendicarsi. Avrebbe fatto finta di nulla e avrebbe continuato la sua vita serena e spensierata come se non fosse accaduto niente, così da non dargli alcuna soddisfazione e poi, al momento opportuno, si sarebbe vendicata! Giusto il tempo che lui abbassasse la guardia e non ci pensasse più. Sì. Avrebbe fatto proprio così. Sorrise sadicamente, s’infilò il pigiama e andò in bagno a lavarsi i denti. Non appena uscì, mentre era in corridoio, sentì Valerio rientrare e lo incrociò.
“Buonasera Nanerottolo! Fatto due passi?” esordì con voce smielata, simulando bontà infinita e innocenza.
“Sì. E tu? Che ci fai già qui? Credevo che fossi con Riccardo!”
“Un imbecille si è presentato, dicendo di essere il mio ragazzo e quel cretino deficiente di Riccardo ci ha creduto. Così mi ha piantata. Poco male. Se non si fida ciecamente di me, vuol dire che non è quello giusto”, gli spiegò tranquilla.
Valerio rimase imperscrutabile. “Un tipo si è presentato e ha detto di essere il tuo ragazzo? Ma chi?”
“Ah, non ne ho la più pallida idea! E chi lo conosce! Non sapevo nemmeno che esistesse!” esclamò Chanel, facendo la finta tonta. Aveva capito benissimo che quel tipo era un amico di un amico di un amico di un amico di Valerio, un ragazzo insospettabile che lei non poteva conoscere.
“Evidentemente ti ha scambiata per qualcun’altra e, preso dalla collera, non ti ha dato nemmeno il tempo di spiegare”, buttò lì Valerio, per gettarle il fumo negli occhi.
“No, non credo. Mi ha chiamata per nome e sapeva troppe cose su di me. No. Sono più propensa a pensare che fosse stato mandato da qualcuno che voleva farmi un dispetto”, disse Chanel, non gradendo passare per stupida.
“Un piano ingegnoso. Ideato da chi?” le domandò Valerio.
“Qualche supposizione, Nanerottolo?” ribatté lei.
“No, cara la mia Lentiggine”, mentì Valerio.
“Ci rifletterò su e ti farò sapere”, concluse Chanel, facendo per rientrare in camera.
“Magari è stato Felice. Ce l’ha con noi, ne sono sicuro. Non mi stupirei, se capitasse qualcosa anche a me, nei prossimi giorni”, buttò lì Valerio per depistarla.
Chanel fece finta di rifletterci su con grande maestria, tanto da sembrare autentica. “Forse hai ragione. Teniamolo d’occhio. Se davvero è stato lui, lo farò pentire di essere nato. Non tanto per Riccardo, ma per avermi pestato i piedi”, disse, sadica e melliflua.
“Che non provi a pestare i miei”, replicò Valerio con sguardo assassino.
Si scambiarono un’occhiata complice ed entrarono nelle rispettive camere.
Chanel sorrise sadicamente. Tutto andava secondo i piani, anzi meglio del previsto. Il fatto che Valerio avesse accusato quel ciambotto di Felice le rendeva tutto molto più facile. Mentre lei fingeva di tenere d’occhio quel sempliciotto di Felice, avrebbe potuto sorvegliare Valerio indisturbata e attendere il momento giusto per mettere in pratica il diabolico piano che avrebbe ideato per lui e lui soltanto. Col sorriso sadico stampato in volto, s’infilò sotto le coperte e spense la luce.
Era ora di riposare un po’.

Valerio era in camera a rimuginare. Non era certo che Chanel l’avesse bevuta, perché quella strega maledetta era maestra di magia nera e non era affatto stupida. A dir la verità, era la ragazza più sveglia e intelligente, che avesse mai incontrato. Peccato che fosse così stronza! Comunque, non poteva soffermarsi su dettagli al momento irrilevanti. Chanel sospettava di lui, ne era certo. Era sicuro che non avesse affatto creduto alla colpevolezza di Felice, ma il fatto che non lo avesse affrontato apertamente era già un passo per prevedere la sua prossima mossa. Chanel covava sicuramente vendetta e probabilmente l’avrebbe ripagato con la stessa moneta. Doveva avvertire Anna. Lei era un ottimo diversivo per tenere la testa e il cuore lontano da quella strega maledetta e non poteva perderla nel modo più assoluto. Inoltre, era una ragazza così buona, che non si meritava di essere vittima delle vendette di Chanel per colpa sua. Le scrisse un messaggio in cui faceva la vittima, dicendole che Chanel aveva rotto con Riccardo e riteneva lui responsabile soltanto perché non erano mai andati d’accordo. Anna gli telefonò e parlando fitto-fitto le raccontò quanto accaduto, esprimendole i suoi timori. Le disse che probabilmente Chanel, per vendicarsi, avrebbe mandato una ragazza a dirle di essere la sua fidanzata, così da farli litigare. Anna lo rassicurò, dicendogli che, ora che lo sapeva, non ci avrebbe mai creduto per niente al mondo. Valerio si era fatto sentire così disperato, che era stato fin da subito convincente. Chiuse la chiamata e si mise a dormire, sapendo però che avrebbe dovuto comunque tenere la guardia alta.
Non poteva sapere che Chanel aveva origliato ogni cosa. Avendo sentito un lieve vociare nella stanza di Valerio, aveva riacceso la luce e si era alzata. Tornò in camera con la silenziosità di una gatta e si chiuse dentro. Lasciò trascorrere un paio di settimane abbondanti e una sera come tante, rimase sveglia fino a tardi. Attese. Attese ancora e ancora. Quando ebbe la certezza che Valerio dormiva come un ghiro e che nulla avrebbe potuto svegliarlo, a luci spente, con solo il fievole lumicino remoto proveniente dalla cucina, s’intrufolò nella sua stanza nel cuore della notte...

Valerio era in giro con Anna già da un po’. Era uscito prima da lezione, stufo di sentire il professore di fisica che ripeteva per l’ennesima volta l’argomento per coloro ai quali non era ancora entrato in testa, e le aveva scritto un messaggino su Whatsapp, chiedendole di vedersi. Chanel era stata la solita Chanel senza nulla d’invariato e sembrava aver archiviato la faccenda Riccardo. Valerio aveva saputo tramite Anna gli ultimi avvenimenti nella tormentata storia sentimentale dei due, ma non aveva dato loro un gran peso. Anna gli aveva detto di aver parlato con Riccardo riguardo alla conversazione che Valerio e Chanel avevano avuto quella famosa sera del litigio. Riccardo aveva pensato che, se Chanel si era sfogata con Valerio, raccontandogli l’accaduto, forse aveva detto la verità. Altrimenti, non ne avrebbe parlato così apertamente col suo acerrimo rivale. Anzi, gli aveva anche fatto intendere che sospettava di lui. Pertanto, grazie ad Anna, Riccardo si era convinto dell’innocenza di Chanel e l’aveva richiamata. Ma Chanel non gli aveva mai risposto. Si era semplicemente limitata a liquidarlo con quattro misere righe su Whatsapp, scrivendogli che, se davvero si fosse fidato di lei, le avrebbe creduto. La stessa cosa che aveva detto a Valerio. Pertanto, offesa dalla sua stupida malafede, ci aggiunse anche che non ci teneva proprio a rivederlo. Anzi, gli scrisse chiaramente che non voleva rivederlo mai più.
“Farà come vuole, non sono affari miei”, disse Valerio ad Anna, commentando la vicenda, facendo l’indifferente. Ma dentro di sé, si contorceva dalla soddisfazione e dalla felicità. “Tu l’avevi avvertito, Riccardo, su mio consiglio, e lui non ti ha dato ascolto, credendo alle parole di quella strega maledetta. Ha avuto quel che si merita. La prossima volta impara ad ascoltarla, un’amica come te”, concluse.
Anna gli sorrise e, insieme, mano nella mano, si sedettero a uno dei tavoli all’aperto, sotto i portici, della pasticceria in piazza. Valerio andò a farsi dare delle leccornie dal bancone e ordinarono qualcosa di caldo da bere. Stavano conversando piacevolmente, quando Anna ricevette una chiamata da una sua amica e coinquilina. Proprio nel bel mezzo della telefonata, lo smartphone di Anna si scaricò.
“Accidenti!” esclamò. “Questa non ci voleva!”
“Tieni!” le disse Valerio, porgendole il suo. “Prendi il mio.”
“Ti ringrazio. So il numero a memoria. Le mando un messaggio su Whatsapp, se per te non è un problema che lei veda il tuo numero.”
Valerio annuì. “Nessun problema. Tu scrivi pure, intanto io vado un momento al bagno”, le disse, alzandosi da tavola.
“Grazie mille! Vai pure, ci mancherebbe!” gli sorrise Anna.
Anna iniziò a scrivere col telefono di Valerio e inviò il messaggio alla sua coinquilina. E successe quello che successe. Nel giro di un paio di minuti, il Whatsapp di Valerio squillò. Certa che fosse la sua amica e coinquilina, lo aprì senza nemmeno leggere chi fosse lo scrivente, o meglio la scrivente. Il suo cuore si frantumò.
“Non dimenticherò facilmente la notte scorsa, caro Valerio. Spero ne trascorreremo altre insieme come quella di ieri. Sei stato eccezionale!” diceva il messaggio di una certa Sandra.
La foto del profilo Whatsapp era sexy e provocante e... Valerio l’aveva tradita. Aveva tradito quel sentimento così carino e genuino che si era instaurato tra loro nel peggiore dei modi. Sentì il freddo gelarle le lacrime negli occhi.
“Anna!” esclamò Valerio, accorrendo preoccupato, vedendole il volto rigato di lacrime. “Anna, che succede?” le domandò, tornando dal bagno.
Anna non rispose e gli porse il telefono.
Valerio lesse il messaggio, sconcertato. “E chi è questa? Ma chi la conosce? Deve essere sicuramente un trucco di quella strega maledetta!” esclamò Valerio furibondo.
“Bugiardo!” tuonò Anna, alzandosi in piedi. “Non puoi dare sempre la colpa a lei! Tu hai il numero e il contatto di quella ragazza e ho letto tutti i messaggi che vi siete scambiati un paio di sere fa! Questa è una cosa che Chanel non avrebbe mai potuto fare!” esclamò, esplodendo come una bomba a orologeria.
“Tu non la conosci! Quella è capace di tutto! Io sono certo che si nasconda lei dietro tutta questa storia! Io non conosco nessuna Sandra! Devi credermi!” protestò Valerio, sconcertato.
“No, che non ti credo! Tu sei un bugiardo, un mostro senza cuore! Tu la conosci e come una certa Sandra! Ti ha mandato anche diverse foto piuttosto spinte le ho viste! So che non avrei dovuto, ma quando Whatsapp ha squillato, credevo che fosse la mia coinquilina che mi rispondeva e ho aperto quel messaggio per sbaglio! E poi li ho letti tutti! Come avrebbe fatto Chanel a fare questo al tuo telefono, eh? Sentiamo che scusa t’inventi stavolta!”
“I-io...” balbettò Valerio, non avendo più la risposta pronta. Non aveva ancora riflettuto sul modo in cui Chanel rientrava in tutta quella storia, ma era certo che ci entrasse!
Ma la mancanza di parole al momento giusto, gli fece perdere Anna per sempre.
“Vedi che non lo sai nemmeno tu? Basta, con te ho chiuso! Tu mi hai spezzato il cuore! Io mi ero innamorata di te e tu, invece, con me volevi solo giocare! Sei uno sporco doppiogiochista! Frequentavi me e un’altra allo stesso tempo! Già ce l’hai, la tua bomba sexy! Che cosa vuoi da me? Eh? Che cosa vuoi?” urlò, ferita nell’orgoglio e nell’anima, come se fosse impazzita, attirando così l’attenzione di un sacco di gente.
Gli tirò un forte schiaffone sulla guancia e corse via tra le lacrime, lasciando Valerio lì, imbambolato su due piedi.
“E voi che avete da guardare, massa informe di caproni pettegoli?” domandò con aria fredda e truce al mucchietto di folla che lo stava fissando.
Impauriti da quello sguardo perfido e infuriato, tutti ripresero le loro attività mogi-mogi, senza dirgli nulla.
Valerio si lasciò cadere sulla sedia, tamburellando le dita sul tavolino. Aveva bisogno di riflettere, lui! Non che gli importasse molto di Anna, ma nessuno pestava i piedi a Valerio in quel modo! Nessuno! Nessuno poteva fargli fare simili figure in giro! Anna era solo un diversivo per tenere Chanel lontana dal suo cuore in tormento, ma, da una parte, gli dispiaceva che dovesse soffrire così. Dopotutto, era una brava ragazza, buona oltremisura e gentile, che non si meritava una simile pugnalata alle spalle. Ma, al momento, quella non era una cosa importante. Valerio era certo che fosse tutta una manovra di Chanel per fargliela pagare del suo sabotaggio con Riccardo, ma non riusciva proprio a capire come. Cercò di riflettere con calma e pacatezza, con la mente lucida, senza farsi prendere la mano dalla collera che gli infuocava l’animo, e di mettersi nei panni di Chanel, o meglio cercò di pensare con la sua mente. Per tirargli un tale colpo basso, doveva per forza avergli soffiato il telefono, inserendoci il contatto di questa Sandra, che magari nemmeno esisteva, e creando le chat. Ma certo! Il numero doveva senz’altro essere di Chanel! Tutto tornava! Chanel attendeva un paio di settimana. Si prendeva in segreto una nuova scheda con un nuovo numero, gli rubava il telefono, memorizzava quel nuovo numero e con i due cellulari in mano scriveva le chat a botta e risposta. Sì. Così i conti tornavano. Ma c’era ancora qualcosa che non gli quadrava. Quando diavolo gliel’avrebbe rubato, il cellulare, se lui se lo teneva sempre con sé, portandoselo anche in bagno, quando doveva andare di corpo? Rifletté e rifletté.
“Ci sono!” esclamò in silenzio, fra sé e sé. “Deve avermelo soffiato a notte fonda, un paio di sere fa, mentre dormivo come un ghiro! E poi me l’ha riportato una volta creato il corpo del reato! Sì. Deve essere per forza andata così! La mia, però, è un’accusa pesante. Come faccio a dimostrare che è stata proprio lei? Che prove ho?”
Guardò meglio le foto di quella Sandra fantasma e inesistente e si focalizzò sui lineamenti del viso e della struttura fisica. Aveva quegli occhietti vispi e furbi, se pur truccati in maniera vistosa e marcata...
“Chanel!” esclamò trionfante a bassa voce.
Era Chanel travestita. Aveva una parrucca nera, i vestiti sexy e il trucco ben fatto, ma era lei.
“Beccata! Touchée, cara la mia Lentiggine!” borbottò, sfregandosi le mani soddisfatto.
Inoltrò le foto ad Anna, scrivendole due righe. “Guardala bene, idiota! È Chanel travestita! Te l’avevo detto io, che c’era lei dietro tutta questa storia! Comunque, non voglio più vederti. Tu non mi ha creduto e non ti sei fidata di me. Non ho bisogno di una credulona malfidata come te nella mia vita. Addio!”
Spense il telefono, perché non voleva saperne niente di nessuno. Si alzò dal tavolo, pagò il conto e s’incamminò impettito verso casa sua. Era stufo di quei stupidi giochetti.
Era ora della resa dei conti.
Non si era nemmeno accorto che una ragazza dai capelli lunghi, biondo platino l’aveva tenuto sotto stretto controllo per tutto il tempo, sorridendo sadicamente compiaciuta e soddisfatta. Non l’aveva nemmeno vista alzarsi e andar via, dopo la fuga disperata di Anna.
In ogni caso, era giunta la resa dei conti.



sabato 24 novembre 2018

DUE BISBETICI ALLA RISCOSSA - 11° PUNTATA - di Ambra Tonnarelli


SABOTAGGIO

Dieci gennaio. Le vacanze natalizie erano giunte al termine e Felice era a Urbino già da tre giorni. Era partito con un fortissimo mal di testa, che proprio non ricordava da dove derivasse. Immemore delle sbronze da esaurimento nervoso che si era preso durante le festività, non riusciva a spiegarsi il suo malessere il giorno della partenza. Poco importava, ora stava bene ed era pronto a ricominciare. Era tranquillo. Sapeva che Valerio e Chanel sarebbero andati a Urbino solo per gli esami, perciò avrebbe avuto tutta la casa per sé per almeno un mese. Sereno e rilassato, se ne stava in cucina a studiare, avvolto nel tacito silenzio della casa, godendosi la beatitudine della solitudine. Nessuno attorno a lui litigava di continuo, nessuno sbraitava, nessuno urlava. Nessuno lo comandava come se fosse uno schiavo. Era libero. Non gli sembrava vero. Quei tre giorni erano stati decisamente i più belli di tutta la sua permanenza a Urbino. Ma la sua serenità non era destinata a durare a lungo. Proprio mentre era completamente immerso negli studi davanti a una tazza fumante di cioccolato caldo, udì una chiave far scattare la porta d’ingresso. Trasalì. Oh no! Non potevano essere già tornati, no! Forse, uno dei due aveva un esame il giorno dopo, ma non era possibile! Felice aveva controllato tutte le date dei loro esami e non ce n’era nessuno in programma in quei giorni! Singhiozzò e si alzò da tavola per andare a vedere chi dei due fosse arrivato e per salutarlo. Dalla porta d’ingresso, sbucò un Valerio piuttosto frettoloso e trafelato, come se avesse dipinta in volto la voglia di tornare a Urbino al più presto.
“Valerio!” lo accolse Felice, simulando un’allegria che in realtà non aveva per mascherare la sua folle disperazione. “Ben tornato! Non ti aspettavo così presto! Hai un esame?”
“No. Sono qui perché avevo voglia di tornare. Devo studiare e a casa mia non ne ho voglia.”
A Felice veniva solo da piangere. Non era possibile! Perché? Perché Valerio aveva cambiato idea!
Fine della pace.
Per fortuna, era solo!
“Dov’è quella strega maledetta?” gli domandò Valerio, lo sguardo truce e il cuore che stranamente palpitava.
“N-non è-è anc-cora toooornaaaata”, balbettò Felice.
Valerio sbuffò, triste e rassegnato, facendo per dirigersi in camera sua, quando un’altra chiave fece scattare la porta d’ingresso.
Felice sbiancò.
“CIAO A TUTTIIII!!!!” gridò Chanel, entrando in casa. I suoi occhi furbi s’illuminarono di gioia, quando videro Valerio, quell’odioso mostriciattolo che tanto detestava, ma senza il quale la vita era una noia mortale.
Valerio si lasciò sfuggire un sorriso, felice di rivedere quella maledetta strega che movimentava le sue monotone giornate, poi scosse il capo, cercando di ricomporsi e di non lasciar trasparire le sue emozioni. Lo sguardo tornò truce come quello di un tempo, la fronte si corrucciò.
“Ah. Sei qui”, disse Valerio, simulando un certo disappunto.
“Come te, Nanetto. Ti sono mancata, vero?”
“Neanche un po’! Non sono io che ti ho mandato per primo gli auguri di Natale!”
“Sì, però hai risposto e hai continuato a darmi spago. Avresti anche potuto non farlo. Comunque, che ci fai qui, Brontolo?”
“Sono qui per studiare. A casa era noioso. E tu? Non avevi detto che volevi spassartela con le tue amiche?”
“Sono già partire per le rispettive università. Così, l’ho fatto anch’io. Spero che non ti dispiaccia!”
“Figurati.”
Valerio e Chanel si lanciarono sguardi sadici di sfida.
“Cerca solo di starmi alla larga, Strega”, le disse freddamente Valerio.
“Potrei dirti la stessa cosa”, ricambiò Chanel.
“Bene.”
“Bene.”
“Bene.”
“Bene!” gridò Chanel per concludere quella stupida conversazione che non stava andando da nessuna parte.
Presero su le loro cose e si diressero nelle rispettive camere, lasciando il povero Felice imbambolato da solo all’ingresso, lo sguardo sconcertato e basito. Poi esplose. Iniziò a gridare, correndo come un pazzo senza meta per tutta la casa, andando prima di qua e poi di là a random.
“NOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!” urlò a squarciagola come un matto in manicomio.
Attirando così le ire di Valerio e Chanel.
Aprirono all’unisono le porte delle loro stanze e si fermarono sull’uscio, lanciandosi sfrecciatine con gli sguardi colmi d’odio, poi si voltarono a guardare Felice che correva freneticamente, gridando e sbracciando.
“BASTA!” urlò Chanel, così forte da sovrastare la voce stridula e isterica di Felice, che si fermò di scatto in mezzo al corridoio, guardando prima Chanel, poi Valerio, poi di nuovo Chanel e ancora Valerio.
Si rese improvvisamente conto di ciò che aveva fatto e di essere appena riuscito a suscitare le ire dei suoi coinquilini appena rincasati e stanchi del viaggio. Si grattò il capo, sorridendo forzatamente in maniera piuttosto imbarazzata, ma nessuno dei due sembrò rabbonirsi.
“Hai finito?” lo freddò Chanel con aria da saputelle.
Felice annuì col capo, tremolante come una foglia.
“Sarà meglio per te, piagnucolone che non sei altro”, le diede man forte Valerio.
“Non sei felice che siamo tornati, vero? Beh, ti ricordo che questa è anche casa nostra e noi, qui, ci stiamo quanto ci pare, chiaro?” proseguì Chanel.
“No no no no no no no! Cioè, sì sì sì sì sì sì sì sì sì!” farfugliò a vanvera il povero Felice.
“Non è Felice?” s’intromise sarcastico Valerio, riprendendo la domanda retorica fatta da Chanel. “Come fa a non essere Felice? Allora, se non è Felice, chi è?”
Chanel soffocò una risata. “Allora, se è Felice, perché frigna sempre?”
“Perché è un citrullo!” replicò Valerio, mentre Felice rimaneva in piedi imbambolato in mezzo al corridoio, fra i loro sguardi perfidi e sadici.
“Ti avverto, Felice. Tu facci ancora e ti farò pentire di essere nato”, lo minacciò Chanel.
“E io le darò man forte. Stai attento a te, Piagnucolone!” la sostenne Valerio.
Felice annuì tremolando e Valerio e Chanel rientrarono nelle rispettive stanze. Al povero Felice non restò altro da fare che reperire i suoi libri in cucina e portarli in camera. Riprese lo studio in silenzio, chiedendosi quali faccende da Cenerentolo gli avrebbero rifilato nel giro di qualche ora.
La pacchia era già finita.

Dopo mezz’ora, Valerio già spadroneggiava con la tv in cucina. Proprio mentre stava guardando uno dei suoi programmi preferiti, vide Chanel fare la sua scenica entrata vestita come se andasse a una sfilata di moda. Poggiò la borsetta e controllò di aver preso tutto.
“Esci?” le domandò Valerio, incuriosito dal suo abbigliamento da diva hollywoodiana.
“No, mi sono vestita così per fare una sfilata di moda in corridoio”, lo freddò lei, irritata.
Valerio sbuffò, ma ribatté. L’avrebbe fatto con molto piacere, se non avesse avuto tanta premura di sapere con chi stesse uscendo, anche se già se lo immaginava.
“Non sono affari tuoi! Ora te la faccio io una domanda: perché t’interessa?”
“Non m’interessa”, mentì Valerio. “Volevo solo tentare di avere una conversazione amichevole con te.”
“Idiota!” esclamò Chanel, infilandosi il cappotto. “Conversare con te non m’interessa.”
Il volto di Valerio si contorse in un’espressione sadica e compiaciuta. “È per questo che mi hai scritto il giorno di Natale?”
Chanel non rispose. Si limitò a troneggiare su di lui, che stava seduto a tavola, lo sguardo di superiorità e sufficienza. “E tu perché mi hai risposto?”
Per la prima volta, Valerio si trovò senza parole e dovette pensare a cosa rispondere. Non aveva la battuta pronta, mentre Chanel con lo sguardo incalzava.
“Fossi in te, avrei detto che non ti andava di essere insultato gratuitamente, ma non l’hai fatto. Cos’è? Il gatto ti ha mangiato la lingua?”
E Valerio non rispondeva.
“Buona serata, Nano Da Giardino”, lo piantò in asso, prendendo la porta.
Valerio strinse i pugni e grugnì, il volto rosso di rabbia per non aver avuto la battuta pronta come al suo solito, ma a mentire, non era stato mai bravo. A dire la verità, il vero motivo per cui le aveva risposto lo negava anche a se stesso, così come aveva intuito per Chanel. Lui sapeva perché gli aveva scritto. O forse no. Non ci capiva più nulla! Preso dall’ira e dalla frustrazione, calciò con violenza la gamba del tavolino, spostandolo di diversi centimetri. Chanel stava uscendo con quel Riccardo, ne era sicuro! Non avrebbe dovuto importargli, ma la rabbia montava esponenzialmente dentro di lui. Da come si era vestita, si trattava sicuramente di un appuntamento galante e non amichevole, un appuntamento che sarebbe potuto finire nel peggiore dei modi. No! Non poteva permetterlo. Prese su la giacca e uscì. Raggiunse il centro con la velocità di una gazzella, ma Chanel non era in piazza. Allora, iniziò a cercarla per i vicoli e le vie traverse, nei locali, per tutto il centro, ma senza successo. Era certo che fosse in zona, in quanto non era andata via con la macchina, ma per quanto ne sapeva, avrebbe potuto benissimo aver incontrato Riccardo e essere andata in auto con lui. Accidenti! Si sedette in preda all’ira ai piedi della fontana al centro della piazza. Aveva girato il centro in lungo e in largo diverse volte per due ore a file, perciò poteva concedersi una piccola pausa. Quando finalmente una criniera rossiccia apparve all’orizzonte. Chanel passeggiava mano nella mano con Riccardo, ridendo allegra e spensierata, lui che la guardava con occhi smielati e persi. Erano con un gruppetto di amici e quindi, suppose Valerio, erano sicuramente stati a casa di uno di loro. Si alzò da terra e si nascose in modo da rimanere nelle vicinanze più prossime senza essere visto. Vide Chanel e Riccardo salutare il gruppo, poi li seguì dentro un locale. Si sedette a un tavolo vicino a loro, il cappuccio calato il più possibile davanti agli occhi per non farsi riconoscere e passare in incognito. Con la coda dell’occhio, vide arrivare il cameriere che servì loro due tazze fumanti di cioccolata calda. Valerio ne ordinò una anche per sé per passare il più possibile inosservato, anche se Chanel non sembrava affatto curarsi di chi le stava attorno. Lei e Riccardo erano così sdolcinati, così smielati che a Valerio quasi si cariarono tutti i denti. Chanel non sembrava nemmeno Chanel! Fingeva e non sapeva perché. In un angolino remoto del suo cuore, Valerio sperava che Chanel stesse fingendo per non ammettere che a se stessa che Riccardo non era quello giusto per lei. Ma che stava dicendo? Che gliene importava a lui, se Chanel si metteva con Riccardo? Doveva essere senz’altro vittima di un altro sortilegio di quella strega maledetta! Sortilegio o no, buttò giù un bel sorso di cioccolata bollente per non andare a picchiare a Riccardo. Gli stava andando il sangue alla testa e non poteva andare avanti così. Ma perché non se ne tornava a casa? Chi glielo faceva stare, a lui, a star lì, a sorbettarsi quei due idioti? Non sapeva nemmeno che cosa diavolo ci facesse lì! Ma se solo pensava all’idea di tornare a casa, gli si annebbiava la vista. Non sapeva perché, ma non poteva permettere che Chanel andasse oltre con quel Riccardo. Quando si alzarono, lì seguì, mentre mano nella mano facevano due passi in centro. Tenendosi alla giusta distanza, li sentì parlare di una cenetta romantica solo loro due, una cenetta romantica che a Valerio non suonava bene per niente. Di solito sapeva come andavano a finire le “cenette romantiche”! No. Chanel con quel Riccardo proprio no! Che ci faceva lei con quel bambolotto rifatto? Non riusciva proprio a spiegarselo, ma non era quella al momento la sua priorità. Doveva trovare un modo di mandare all’aria la serata a Chanel, o non sarebbe mai riuscito a evitare l’inevitabile. Sghignazzò sadicamente. Ora sapeva cosa fare.

Chanel e Riccardo passeggiavano mano nella mano e non vedevano l’ora che giungesse l’ora di cena per andare al ristorante. Chanel aveva cercato dal telefono qualche bel posticino a Pesaro. La serata prometteva bene. Doveva ammettere, però, che la compagnia di Riccardo, per quanto piacevole fosse, non era poi così esaltante come quella di Valerio. Anche se non lo sopportava, litigare con lui era a dir poco esilarante. Con Riccardo era impossibile anche solo punzecchiarsi, figuriamoci litigare! Ma non era poi così importante, dopo tutto. Lui l’ascoltava, la capiva e l’assecondava in tutto, il che non era niente male! Sì! Una serata romantica era proprio quello che ci voleva per distrarsi. Mentre si dirigevano a prendere l’auto di Riccardo parcheggiata in via mercatale, un ragazzotto alto e robusto si avvicinò loro.
“Chanel, tesoro! Che ci fai qui? Chi è lui?” li abbordò.
Chanel aggrottò la fronte. Chi era quel tipo? Che cosa voleva da lei? E perché la chiamava tesoro?
“Scusami? Chi sei tu? Chi ti conosce?” lo aggredì.
“Sei forse impazzita?” replicò il tipo. Poi si voltò a guardare Riccardo. “E tu? Tu cosa vuoi dalla mia ragazza?”
“La tua ragazza?” sbottò Chanel. “Ma se neanche so chi sei!”
Riccardo, che era rimasto in silenzio, incapace di parlare, recuperò la voce. “Avevi detto di non essere fidanzata.”
“Infatti non lo sono!” protestò lei.
“Cosa?” tuonò il tipo. “Ah, ti fa comodo, eh! Mi pianti in asso a casa prima del tempo, torni a Urbino per studiare, invece te la spassi con uno al quale non hai nemmeno detto di avere il ragazzo? Non so proprio che parole usare con te! Mi fai schifo! Tra noi è finita! E tu, bamboccio... Ah! Lasciamo perdere! Non voglio sporcarmi le mani con te!” esclamò, rivolgendosi poi a Riccardo. Senza dare a nessuno il tempo di replicare, se ne andò.
Chanel rimase così basita, da non riuscire nemmeno a trovare le parole adatte alla situazione. Chi era quel tipaccio? Come sapeva il suo nome?
Riccardo, invece, sentì il cuore andargli in frantumi. Quel ragazzo sapeva troppe cose per non aver detto la verità. Chanel, la ragazza dei suoi sogni, la più bella e straordinaria che avesse mai incontrato, gli aveva mentito. Aveva fatto il doppio gioco, prendendo in giro sia lui che il suo ragazzo.
“Non gli crederai, spero”, esordì Chanel, facendo ancora fatica a capirci qualcosa.
“Sapeva troppe cose, Chanel. Troppe. Mi hai mentito! Ci hai preso in giro tutti e due! Ma che persona sei?” esplose schifato.
Senza neanche darle il tempo di rispondere, si voltò e corse via come un ghepardo, alla volta della sua macchina. Nonostante i tacchi, Chanel gli corse dietro, ma Riccardo era troppo veloce.
“Riccardo! Riccardo, aspetta! Non è vero niente! Io non so neanche chi sia quel tipo là!” gli gridò.
Ma Riccardo la ignorò. Salì in macchina, mise in moto e si dileguò nel manto nero della sera invernale.
Chanel rimase lì, in piedi, basita e sconcertata. Come aveva potuto Riccardo credere a una simile stupidaggine? Lei non era certo uno stinco di santo, ma quel tipo di giochetti senza rispetto non li avrebbe mai fatto. Rimase lì. A riflettere. Lo avrebbe chiamato, quando gli fosse sbollita la rabbia. Nel frattempo, pensò, sarebbe stata una buona idea tornare a casa e immergersi in un bagno caldo. Sì. Ne aveva proprio bisogno. S’incamminò, la testa piena di domande.
Nel frattempo, un’ombra sghignazzava sadica e soddisfatta nel cuore dell’oscurità.


Come foglie al vento - Episodio 710 (134/237) di Nunzio Palermo

è presentato da  Come foglie al vento – Episodio 710 Come foglie al vento - 71 Episode 710 Season 4...