sabato 24 febbraio 2018

Romantiche tradizioni di famiglia. 7° puntata. Di Silvia Bucchi.




La giovane De Luca e il suo ex compagno di scuola percorsero in silenzio l’intero tragitto che li conduceva verso lo stabilimento balneare che di sera si trasformava in un meraviglioso locale. Il colore bianco era predominante e a Maria trasmetteva un forte senso di eleganza. I due presero posto su un divanetto che era separato solo da una tenda dalla spiaggia e dal mare. La musica che si diffondeva nel locale però rese difficile a Maria ascoltare il rumore delle onde.
Visto che era un lunedì nel locale c’era poca gente, una giovane cameriera si precipitò verso di loro per prendere le loro ordinazioni.
Con educazione Andrea diede la precedenza a Maria che sussurrò: “Una Coca Cola, per favore.”
“Cosa? Sei nel locale dove si preparano i migliori alcolici di Terracina e ti accontenti di una banale Coca Cola che potremmo acquistare anche nel bar sotto casa tua? Ti credevo più coraggiosa, signorina!” sorrise Andrea.
Maria voleva spiegargli che lei era astemia e che non voleva di certo ubriacarsi proprio davanti a lui per rendersi ulteriormente ridicola. Quel ragazzo era un vero tormento e mai gli avrebbe dato la soddisfazione di mostrarsi codarda.
“Ok, sei tu l’esperto. Che cosa mi consigli?” lo sfidò con una audacia che non credeva di possedere.
“Due caipiroske alla fragola.” Ordinò con sicurezza Moretti alla cameriera che aveva osservato con divertimento il siparietto offerto dalla coppia.
“ Esce con un ragazzo da copertina e fa anche la schizzinosa” pensò la cameriera allontanandosi dal loro tavolo per avviarsi al bancone.
Tiziana e Matteo avevano approfittato dell’assenza dei figli per andare a cena a San Felice Circeo. Era un locale tranquillo e pieno di turisti. I due speravano di non dare molto nell’occhio per quanto con la separazione di lui da Diana, ormai non ci fossero più motivi di nascondersi.
I due stavano aspettando il cameriere per la loro ordinazione quando Tiziana sospirò.
“Spero che mia figlia si stia divertendo. Mi sento un po’ in colpa. Mi duole dirtelo ma lei ha in antipatia il tuo ragazzo. A quanto pare per cinque anni hanno giocato a cane e gatto.”
“Tesoro, sono diciannovenni. Noi sappiamo benissimo cosa comporta avere quella età. I nostri figli sono scombussolati e credo dipenda dagli ormoni. Vedrai che passeranno una bellissima serata, mio figlio è un ragazzo molto simpatico, che sa divertirsi. Non devi preoccuparti di nulla.” Commentò Matteo addentando un grissino.
“Spero che mia figlia impari a divertirsi. E’ sempre così seria, così lugubre. Non commette mai sciocchezze.” Sospirò Tiziana.
“Il mio giovanotto invece ha collezionato cavolate a dozzine. Io ti invidio la tua Maria. A proposito qui vicino dovrebbe esserci la casa al mare di Davide. Ti ricordi, amore mio?” sussurrò Matteo guardando Tiziana negli occhi e abbandonandosi con lei alle rimembranze della giovinezza.
San Felice Circeo estate del 1989.
Quando nella primavera del 1989, sua madre Wanda gli aveva annunciato la sua intenzione di comprare una casa a Terracina, nei pressi di Via Roma, Matteo ne era stato felice poiché sapeva che Sandra, la madre di Tiziana era originaria di quella cittadina pontina e che la ragazza del suo cuore trascorreva le sue estati lì. In effetti in quel caldo agosto del 1989 Matteo e Tiziana si erano incontrati varie volte al bar, in libreria, dal giornalaio e sempre per caso. Purtroppo però non erano mai andati oltre un banale “Ciao” o un educato “Come stai?”.
Stava per giungere ferragosto e anche Massimo giunse a Terracina perché Wanda lo trovava molto simpatico e aveva deciso di ospitarlo per due settimane, credendo opportuno che il miglior amico di suo figlio facesse compagnia a Matteo, che era figlio unico, in quei caldi giorni di metà estate. Agli occhi attenti di mamma non erano sfuggite le occhiaie del figlio e il suo malumore. La donna sapeva che di mezzo c’era una ragazza e sperava con tutto il cuore che la sofferenza del figlio avesse fine. La donna era certa che Massimo sarebbe riuscito a scuotere Matteo dal torpore nel quale era caduto.
In effetti il giovane Moretti si rese conto che il suo migliore amico aveva ottime capacità di socializzazione. Quella stessa mattina infatti Massimo aveva conosciuto il giovane Davide, uno spensierato figlio di papà con una villa a San Felice Circeo, che lo aveva invitato ad una festa nella sua “modesta” casa al mare, con piscina annessa.
“Non possiamo non andare, Matteo. E’ ferragosto e noi siamo chiusi in casa come mummie. Le cose sono due: o ti dichiari a Tiziana Miss Augusto e poi continui a vivere, oppure ti dimentichi di quella ragazza e continui a vivere ugualmente. Così sembri un vegetale” commentò Massimo.
Fu così che Matteo si lasciò convincere a raggiungere San Felice Circeo a bordo della modesta Panda dei suoi genitori, rendendosi conto che una parte degli invitati alla festa possedeva delle preziose Ferrari e qualche Porche.
I festeggiamenti si sarebbero svolti in giardino e Davide accolse con calore Massimo e fu molto gentile anche con Matteo, che si guardò intorno. Il prato era molto curato e i fiori meravigliosi. La piscina era grandissima e occupava gran parte del giardino. Per un attimo Matteo si pentì di non aver dato retta a Massimo e di aver rinunciato a portare con sé un costume da bagno ma ormai era troppo tardi. Il bordo della piscina era illuminato con delle candele che donavano all’intero giardino un’area romantica.
Il dj proprio in quel momento decise di inserire il disco di Gioca Jouer. Massimo che adorava quella canzone ormai datata ma che piaceva ancora ai giovani, corse in pista per scalmanarsi in mezzo al fiume di gente che si muoveva a ritmo di musica.
Matteo si diresse verso il buffet, aprì una bottiglia di Coca Cola e la versò una parte del suo contenuto su un bicchiere. Stava per riempire un piatto di plastica di salatini, quando una voce dolcissima, che lui conosceva benissimo, lo raggiunse. Tiziana Costa con un top rosa e dei pantaloni attillati sempre dello stesso colore, era davanti a lui e scuoteva la sua deliziosa chioma con permanente annessa, legata in una coda di cavallo da un nastrino rosa come il resto del suo abbigliamento, orecchini a cerchio compresi.
“Ciao Matteo.” Lo salutò con il sorriso più luminoso delle stelle che brillavano in cielo.
“Sai il mio nome?” domandò lui stupito.
“Avrei dovuto essere sorda per non conoscerlo, dopo cinque anni di appelli in classe, no? Il sorriso di Tiziana divenne ancora più luminoso.
“Hai ragione.” Arrossì lui. La sua scarsa autostima spesso gli faceva fare la figura del tonto e di questo si rammaricava molto.
In quel momento il Dj decise di cambiare canzone e Gioca Jouer lasciò spazio ad un lento.
Le note di Settembre di Antonello Venditti si diffusero nell’aria.
Tiziana prese per mano Matteo e lo costrinse a seguirla in pista. I due si abbracciarono stretti al punto che il giovane poteva sentire il battito del cuore di lei, il respiro di Tiziana a pochi centimetri dal suo viso. Pochi attimi dopo i due ragazzi si stavano baciando, circondati da tante coppiette che stavano facendo lo stesso. Matteo era più che certo che non avrebbe mai dimenticato quel suo primo bacio, nemmeno se fossero passati mille anni. Quando le sue labbra abbandonarono quelle di Tiziana domandò: “E Marco?”. Lei scosse la testa facendo oscillare i suoi ricci biondi trattenuti dalla coda di cavallo. “Pausa di riflessione” rispose con semplicità.
In quel momento si manifestò Paola, la migliore amica di Tiziana. “Dobbiamo andare” disse la nuova arrivata alla Costa. “Sai che abbiamo il coprifuoco.”
Tiziana avvicinò le sue labbra alla guancia di Matteo e lo baciò. Lo salutò con un “Ciao” e scomparve nella notte seguita dalla sua amica prima che lui potesse avere qualunque reazione.
Il giorno dopo Matteo cercò Tiziana per tutta Terracina ma la ragazza era partita per Berlino con le sue amiche.








“Ehi, vai piano! Non puoi risucchiare la caipiroska come se fosse Coca Cola. E’ un alcolico e rischi sul serio di ubriacarti.” Andrea ammonì Maria che prese gusto nell’assaggiare quella nuova bibita. Il sapore della fragola era una delizia anche se ad un certo punto fu assalita da un calore intenso che le bruciava le guance e da una voglia enorme di ridere. Si sentiva allegra come non mai e la sua avversione verso Andrea, le sue preoccupazioni per l’ammissione alla facoltà di Medicina, sembravano così lontane.
“Mamma mia, come sei pesante!” commentò lei con un tono di voce che denotava come l’alcolico stesse facendo il suo effetto. “Poi ero io la secchiona che non sapeva divertirsi! Ne voglio un’altra.” Maria stava richiamando l’attenzione della cameriera e Andrea pensò che fosse giunto il momento di trascinarla via.
Andrea riuscì a condurre una traballante Maria fino ad una spiaggia libera nelle vicinanze. Si misero a sedere su un muretto mentre la brezza del mare li accarezzava.
Il ragazzo tentò di coprire Maria con la sua giacca perché l’aria era fresca anche se piacevole ma lei rifiutò. L’alcolico che aveva bevuto le procurava un enorme calore.
“Ma non hai caldo?” domandò la giovane. “Io devo spogliarmi” la ragazza tentò di sfilarsi il tubino ma Andrea la fermò.
“Certo che sei proprio noioso. Qui si muore per il caldo.” Maria barcollava mentre tentava di alzarsi e Andrea la tenne saldamente tra le sue braccia.
“Hai bevuto ed è normale che tu senta un po’ caldo.” Le spiegò
In quel momento Maria mormorò un: “Mi sento malissimo” e vomitò. Andrea si occupò di lei con amore, tenendole la fronte e cercando di calmarla. Quando la situazione migliorò l’accompagnò a casa.



UN MANIGOLDO PER GENERO - 2° STAGIONE - 7° PUNTATA - di Ambra Tonnarelli



Alex era sul palco già da un po’ per una delle sue ultime serate al locale con la band. Con l’inizio del tour della città, si sarebbe aperto un nuovo capitolo nella carriera musicale dei ragazzi. Stavano suonando uno dei loro pezzi rock più scatenati, quando Albert fece il suo inaspettato ingresso in borghese nel locale. Aveva l’aria afflitta e distrutta e il cuore pieno rabbia ancora repressa. Ma cambiò decisamente d’umore, quando vide la confusione di cui si stava rendendo protagonista Alex sul palco scenico. Era una furia scatenata, urlava a squarciagola le parole, saltava e correva in qua e là, scuoteva la lunga chioma setosa a destra e a manca e sbatteva di continuo il poggia microfono a terra, facendolo anche girare in tondo con sé. Albert si schifò di fronte a tanta irruenza, a tanta sregolatezza, a tanta follia.
“E’ pazzo! E’ pazzo! Mia figlia è la fidanzata di un pazzo!” si ripeteva a macchinetta nella sua mente, mentre Alex continuava indisturbato a far casino sul palco.
Non si era neanche accorto della presenza di Albert, nonostante egli si fosse messo in una posizione ben in vista per farsi notare. La band suonò altre tre o quattro canzoni prima di concludere la serata.
“Grazie! Un grazie mille a tutti a nome mio e dei ragazzi! Non solo per il calore che ci avete trasmesso questa sera, ma soprattutto per ciò che ci avete dato durante tutto il periodo in cui abbiamo suonato qui! Non ci dimenticheremo mai di voi e torneremo sempre a suonare qui, se vi fa piacere! Per noi siete e resterete sempre il pubblico più bello e più caloroso del mondo nei nostri cuori. Grazie per il supporto e per aver capito e apprezzato per primi noi e la nostra musica. Perciò... Un grazie davvero di cuore da parte di tutti noi! Vi vogliamo bene ragazzi! Siete fantastici!”
Un’ovazione di proporzioni mastodontiche si levò tra il pubblico per applaudire e salutare Alex e i ragazzi.
Albert fu costretto a tapparsi le orecchie, tanto erano potenti il frastuono e il fracasso che si levarono intorno a lui. Rimase a dir poco sconvolto. Incredibile come un pubblico così ristretto riuscisse a fare tanto baccano.
Alex scese da palco con disinvoltura e fu accolto come un eroe. Si diresse dritto-dritto al bancone del bar e si prese la solita birra. Era così zuppo di sudore, che, come sempre, aveva i capelli che fuoriuscivano dalla fascia appiccicati al viso. Albert, dal momento che Alex non si era affatto accorto di lui, non poté far altro che farsi coraggio e avvicinarsi. Quando gli fu di fianco, si fece sfuggire un voluto colpo di tosse per attirare la sua attenzione. Alex, che si era già scolato mezza bottiglietta di birra, si girò sorpreso a guardare Albert in un misto di sorpresa e indifferenza.
“Salve Capo! Che ci fa lei qui?” lo salutò con fare strafottente.
Albert si appoggiò al bancone e ordinò un analcolico. “Devo parlare con te, Alex.”
“Ah. E che cosa vuole da me?”
Albert gli lanciò un supplichevole sguardo colmo di disperazione. “Voglio che lasci mia figlia.”
Alex sbuffò con strafottenza e rabbia. “No. E perché dovrei farlo?”
“Perché è un mio ordine, Alex.”
Il ragazzo gli rise con disprezzo in faccia. “Un suo ordine? Capo, io me infischio dei suoi ordini.”
“Lascia stare mia figlia”, gli intimò questa volta Albert.
“No. Non ci penso nemmeno. Io la amo”, gli rispose risoluto Alex.
“No. Tu non la ami. L’hai circuita e l’hai fatta innamorare di te solo per fare un grosso dispetto a me. E ci sei riuscito. Ma adesso, basta.”
Alex continuò a sorseggiare la sua birra con fare assai sprezzante e strafottente, ignorando la crudele richiesta senza cuore di Albert. “Quello che lei dice è molto grave, Capo. Perché sarò quello sono, non sarò di certo uno stinco di santo, ma non mi permetterei mai di giocare con i sentimenti delle persone, tanto meno con quelli di una ragazza pura e innocente come sua figlia. Io amo Elizabeth. E la sposerò.”
La sicurezza e la determinazione di Alex, accompagnata da tanta pacatezza, spiazzò Albert, lasciandolo quasi indifeso.
"La sposerai, tz! E con quali soldi?” sbuffò Albert, prendendolo in giro.
“Abbiamo di che mantenerci, Capo. Perché sa, sua figlia è la ballerina più talentuosa e più espressiva che abbia mai visto e io mi sto facendo strada con la musica. Io e i ragazzi, qui, stiamo per incidere un album.”
Questa volta fu Albert a sghignazzare. “Ah sì? E che te lo comprerà? Qualche morto di fame come voi.”
Alex si alzò in piedi con fare minaccioso, ormai spazientito. “Stia attento a come parla. Noi non siamo morti di fame. Abbiamo sempre lavorato sodo e continueremo a farlo. Ora se non le dispiace...” gli fece cenno con la mano di andarsene.
Anche Albert si alzò. “Lascia stare mia figlia. Poni fine alla vostra relazione o ti sbatto dentro. Hai accumulato talmente tanti precedenti in così poco tempo, che mi basta un niente per arrestarti una volta per tutte.”
“No. Io non lascerò mai sua figlia. Io la amo. Darei la vita per Elizabeth. Non ho paura di lei, né tanto meno delle sue minacce di abuso di potere. Non ho mai avuto paura di lei e di niente. Io amo Elizabeth. E la sposerò. Che a lei piaccia o no. Le conviene accettare l’idea. E adesso, aria! Sciò!” lo cacciò Alex, facendogli di nuovo gesto con la mano.
Albert non aveva più armi per difendersi e fu costretto ad accettare quella per lui così pesante sconfitta. Si diresse a testa bassa verso l’uscita e se ne andò, sotto l’espressione vincitrice di Alex, più strafottente e sprezzante che mai.
Albert aveva fallito due volte.

“Eccolo, eccolo! Sh, silenzio! Sta arrivando!” bisbigliarono in un lieve vociare i poliziotti e i detective al distretto, quando videro Albert fare il suo ingresso qualche giorno dopo, accompagnato dal nero del suo umore e da una faccia da zombie degna di un horror.
Albert notò la serie di sorrisetti e sbuffi trattenuti, quando passò per il solito sentiero tracciato dalle sue scarpe per raggiungere l’ufficio.
“Barney! Barney!” gridò a squarciagola, gelido come il ghiaccio, facendo sussultare tutti gli agenti, gettando nel distretto un’inquietante ondata di terrore e paura.
“Eccomi! Eccomi, Commissario! Ben tornato, Commissario!” si precipitò il poveretto, richiudendo la porta dell’ufficio alle sue spalle.
“Vedo con piacere che hai già spifferato a tutto il dipartimento ciò che io avevo ordinato restasse segreto.”
“Ecco, vede, Commissario...” balbettò il poveretto.
“Silenzio!”
“Sì, signore”, si mortificò Barney, che era stato costretto a vuotare il sacco dai suoi colleghi, con la forza.
Albert decise che Alex e sua figlia fossero una priorità. Lasciò perdere. “Dunque, Barney... Tu hai Facebook?”
“Signore? No, mio figlio ce l’ha.”
“Bene, chiamalo e fatti dare subito username e password, ché abbiamo del lavoro da fare.”
I due si misero a scartabellare tra il profilo di Alex ed Elizabeth. Ciò che Albert trovò lo gettò ancora di più verso l’orlo del baratro della disperazione. Le foto che entrambi avevano pubblicato erano per lui un chiaro messaggio di sfida. Sapevano che le avrebbe cercate. Gli scatti li ritraevano insieme, abbracciati, mentre si baciavano... In altri c’era Elizabeth allo studio con Alex che provava a cantare e Alex che le teneva le mani sul diaframma per insegnarle a usarlo, altri ancora insieme al locale. In una foto in particolare, venivano ritratti insieme dopo una serata della band, con Alex a torso nudo con la sua inseparabile fascia, completamente pasticciato di sudore, con la solita bottiglia di birra nella mano, che abbracciava Elizabeth vestita di bianco, ma in maniera alquanto audace: minigonna e tacchi a spillo con una canottiera a spalla fina, talmente corta che le scopriva e metteva in risalto i meravigliosi e armoniosi addominali scolpiti. I capelli selvaggi, non più piastrati.
Albert si prese la testa con le mani e iniziò nuovamente a piagnucolare. “Mia figlia è diventata una puttana!” si disperò.
Lo stesso Barney si stupì del linguaggio del suo superiore. Gli mise una mano sulla spalla per tentare la titanica impresa di consolarlo. “Su, su, Commissario! Non esageri come al suo solito! E’ normale che sia così. A una ragazza piace un ragazzo e si veste in maniera provocante per attrarlo di più. Questo non fa di lei una puttana, no?”
Albert alzò su la testa e rovesciò la tazzina del caffè per sfogarsi. “Non per attrarre QUEL ragazzo!” gridò badando bene a sottolineare con cura il “quel.”
“Mi sa che quei sono un pezzo avanti, Commissario! Inutile arrabbiarsi, ormai!” gli fece ingenuamente, scioccamente notare Barney.
Albert lo spintonò in preda a uno dei suoi soliti crolli nervosi. “Insomma Barney! Continui sempre a parlare! PARLI, PARLI, PARLI E PORTI MALE!”
“Ma io non porto male! Sono solo lungimirante! Con tutto il rispetto, Commissario... Chissà quante volte sono stati insieme, quei due!” si lasciò maldestramente sfuggire il povero, malcapitato Barney.
Albert balzò in piedi, afferrò Barney per il colletto e lo tirò su di peso, appoggiandolo con forza alla parete. “BASTA, BARNEY! E’ UN ORDINE!”
Il poveraccio annuì con la testa e Albert lo rimise a terra. “Non rigirare il coltello nella piaga, Barney. Lo so che l’hanno fatto. Li ha sorpresi a letto mia moglie, in camera di Elizabeth e non mi ha detto niente perché quella sciagurata ha minacciato di andarsene e non farsi più vedere!”
“Accidenti, Commissario! Senta, io capisco perfettamente come si sente. Lei sente di aver fallito come poliziotto, ma soprattutto come padre, ma non è così. Sua figlia è una gran brava ragazza, di sani principi e con quel ragazzo fa sul serio. Purtroppo, per quanto noi genitori vogliamo il meglio per i nostri figli, alla fine sono loro a decidere cosa sia meglio per loro stessi e a fare le proprie scelte. Non siamo noi a poter comandare il loro cuore e dirgli per chi deve battere.”
Albert lo fulminò con lo sguardo e si avvicinò di nuovo minacciosamente a lui. Sempre con quel discorso del cuore e dei sentimenti!
Barney si riparò con le mani, temendo di aver di nuovo pronunciato qualche parola di troppo, ma non accadde nulla.
Albert si sedette di nuovo alla sua scrivania, come se stesse riflettendo su quanto detto dal suo collega. “Forse hai ragione, Barney. Lei farà anche sul serio, ma è di lui che non mi fido.”
“Le conviene accettare la cosa, Commissario. O Alex gliela porterà via.”
“Me l’ha già portata via!” pianse disperato Albert.
“Non è così. Elizabeth le vuole bene e lei lo sa. Commissario, ascolti, in fondo quell’Alex non è un vero e proprio delinquente, quindi sotto una guida come la sua e di sua figlia, beh, potrebbe anche mettere la testa a posto!”
Albert scosse la testa, rassegnato e con un certo disappunto. “Aspetta e spera, Barney. Quelli come lui non cambiano mai.”
“Allora, accetti la loro relazione. Ci provi. Gli dia almeno una possibilità, a quel ragazzo. In fondo... Non lo neghi! Come sono carini insieme!”
Albert si rizzò di nuovo in piedi.
Barney si rese conto di aver di nuovo parlato troppo. Accidenti alla sua boccaccia!
“BASTA, BARNEY! TI CI METTI ANCHE TU ADESSO? MANNAGGIA A TE, BARNEY! ANCHE TU SEI DALLA LORO PARTE!”
“Sì, Commissario! A questo punto, sì! Non c’è niente che si possa fare, ormai. Se non puoi batterli, unisciti a loro, no? Ehi, guardi lì!” esclamò indicando il computer, dove gli era caduto l’occhio.
Alex aveva letteralmente schiaffato su Facebook la foto che aveva scattato quel giorno in commissariato, in cui Albert lanciava il portapenne pieno viso a Barney.
“QUEL MANIGOLDO! VEDI, BARNEY? SI PRENDE GIOCO DI NOI! DI ME SOPRATTUTTO!”
Ma con grande sorpresa di Albert, Barney la prese piuttosto bene. La buttò sul ridere, iniziando a sghignazzare di gusto.
“Beh, però! Commissario, siamo venuti bene!”
“BASTA, BARNEY! BASTA! VATTENE VIA! E’ UN ORDINE! ESCI DA QUEST’UFFICIO! ORA!”
Fu, però, un toc-toc a salvare la situazione o forse... A peggiorarla. Ebbene sì! Proprio così! La situazione avrebbe anche potuto peggiorare.
“CHE C’E’?” tuonò Albert.
Un agente fece timidamente il suo ingresso nell’ufficio. “Buongiorno, Commissario, mi dispiace disturbarla. Ma è appena passato un ragazzo strano su una moto, coi capelli rossicci e lunghi e pieno di tatuaggi. Mi ha lasciato questa per lei”, spiegò il nuovo arrivato, consegnando una busta da lettere ad Albert.
“Capelli rossicci? Moto? Quell’Alex! Grazie agente. Può andare.”
Albert aprì la busta sotto lo sguardo incuriosito di Barney, che non se ne era ancora andato. “E questo?” Albert scorse con gli occhi dall’alto al basso il volantino del concerto della band di Alex, in cui si intravedeva sfocata e sfumata la figura di sua figlia.
“Commissario, ci sono anche questi!” indicò Barney.
“Dammi qua, ficcanaso!” Albert li guardò con cura, cercando di capire che cosa fossero. “Ah. Sono due biglietti per il concerto di quel manigoldo. Che faccia tosta!”
“Bene, Commissario! Ci andremo insieme!”
Albert lo guardò con la coda dell’occhio con un certo disappunto. “Andremo... Chi? Dove?”
“Al concerto, Commissario!”
“Potrei anche andarci con mia moglie! Ma non ci andrò!”
“Ma Commissario, sua moglie, avendoli appoggiati fin dall’inizio, avrà i posti d’onore. E poi… Come non ci va? Non è curioso di vederlo all’opera in un intero concerto?”
Albert ci pensò su, con una certa titubanza. “E ve bene, Barney. Tieni il tuo biglietto.”
“Oh, grazie Commissario! Sono curioso di vederli. Mio figlio, che è appassionato di musica rock, dice vanno forte e che non hanno nulla da invidiare alle grandi leggende rock della nostra generazione!”
Albert gli lanciò un’altra occhiataccia, quasi al limite della decifrabilità. Sembrava un misto di disappunto e divertimento da presa in giro. “Sì, certo. Come no, Barney!” li denigrò, infine.
Ma ormai aveva i biglietti. Quella di Alex era una sfida. E lui, le sfide, le accettava. Sempre. Soprattutto se in ballo c’era l’onore di sua figlia.
“Bene”, aggiunse, poi, risoluto. “Che concerto sia.”

Alta Quota - 7° puntata - di Mattia Cattaneo




Andreas incontra una coppia che è in difficoltà su una cordata in arrampicata. Entrambi però lo rassicurano che tutto vada bene. Successivamente Andreas riceve una segnalazione in cui si è trovato un corpo nel burrone. Andreas, mentre i colleghi recuperano la vittima, cerca la seconda persona. La presenza di un’altra attrezzatura suggerisce che la vittima non era da sola. Ma dov’è la seconda persona, perché l’uomo si è schiantato?

Emilie cerca di ristabilire un certo equilibrio economico nella fattoria poi trova su un foglietto una combinazione di numeri. Andreas ripensa alla fotografia che ha trovato, con scritto nel retro “In love” e l’immagine di una donna. Che Stefan avesse un rapporto con questa donna e legato alla combinazione di numeri?

Andreas capisce che dietro la fotografia e la sequenza di numeri che sbloccano un conto con il denaro che Stefan aveva messo via, ci sta la figlia del sindaco, Theresa.
Gli investitori fanno pressioni sul sindaco affinché acquisti quanto prima la proprietà di Emilie.

Sarah recupera dal suo incidenteed è pronta a tornare in America con Andreas. L’uomo trova tra gli effetti personali di Stefan anche un anello, simile a quello che la donna in arrampicata aveva. Cosa vorrà dire tutto questo?

venerdì 23 febbraio 2018

Tempo d'amare - 1165° puntata - di Mattia Cattaneo




Inge è molto triste in seguito alla partenza del padre e Jonas le sta vicino. Katharina intanto viene contattata da  William per entrare come azionista nella birreria e lasciare il Seehof. Mona pensa che Desireè possa illustrare i progetti all’interno dell’hotel in una serata benefica. Ha luogo il matrimonio tra Maxim e Terese.

Love of Life - Episodio 167 by Nunzio Palermo



Love of Life
Episode: 167
Season: 03
Date: 23/02/2018
Writer: Nunzio Palermo
L’autopsia, eseguita presso il St.Yves’s Hospital non lasciava dubbi. Carole Campbell era viva. Matthew chiese a Perry come fosse possibile. Perry non seppe rispondere. Il corpo carbonizzato nella macchina lanciata contro il pub non apparteneva a Carolee Campbell. Nancy, ancora incredula, disse che dietro al furto sicuramente c’era lei ma non capiva il motivo. John disse che nel suo ufficio non mancava nulla. Sicuramente era un depistaggio per coprire qualcosa. Cosa?
Love of Life # 167 © 2018 by Nunzio Palermo for WSO



Sul lago dorato - Episodio 216 by Nunzio Palermo



Sul lago dorato
Episode: 216
Season: 02
Date: 23/02/2018
Writer: Nunzio Palermo
Emily disse a Eunice che avevano poco tempo per scoprire il passato di padre Cavendish. Eunice annuì. Norman spiegò a Charlie cosa facesse nella segheria e del ruolo di sua madre. Charlie ascoltava con attenzione. Hope annotava tutto quanto stesse accadendo attorno a Charlie, annotando anche le reazioni del ragazzo. I lavori del pub stavano procedendo. Doug andò a trovare Frank.
Sul lago dorato # 216 © 2017 by Nunzio Palermo for WSO



giovedì 22 febbraio 2018

Tempo d'amare - 1164° puntata di Mattia Cattaneo




Hanne chiede a Gunther di non parlarle più è rimasta molto male in seguito al bacio tra lui e Mariela. Liliana cura Oskar e chiede poi a Helmut una visita. Desireè intanto mostra a Mona i suoi progetti umanitari in Africa. Gitti prova a parlare con Hanne mentre Heinrich parte lasciando la birreria nelle mani del figlio.

Come foglie al vento - Episodio 713 (137/237) di Nunzio Palermo

                è presentato da  Come foglie al vento # 713 Episode 713 Season 4 Origi...