lunedì 26 marzo 2018

Love of Life - Episode 189 by Nunzio Palermo


Love of Life
Episode: 189
Season: 03
Date: 26/03/2018
Writer: Nunzio Palermo
Mason disse che oltre che a essere un avvocato era anche un agente della polizia di Londra in missione. Mason spiegò a i presenti che sospettavano che Dirk fosse a capo di un’organizzazione che trattava materiali chimici esportandoli illegalmente all’estero. Cornwall Cove era stata scelta come luogo tranquillo dove nessuno avrebbe mai sospettato che fosse la sede di una manovra criminosa. David chiese quale fosse il vero ruolo di Dirk. Mason rispose che Dirk era uno degli organizzatori e che sopra di lui c’era un’industria nota che trattava lo smaltimento di materiali chimici pericolosi anche provenienti da diversi ospedali. Quanto accaduto l’anno scorso aveva insospettito anche Scotland Yard e la polizia di Manchester, poiché una nota industria preposta per lo smaltimento di rifiuti tossici aveva rapporti con la Schwartz Mining Cooper Inc. Claudia chiese cosa fosse successo alla miniera e ai suoi operari.
Love of Life # 189 © 2018 by Nunzio Palermo for WSO

Sul lago dorato - Episode 238 by Nunzio Palermo


Sul lago dorato
Episode: 238
Season: 02
Date: 26/03/2018
Writer: Nunzio Palermo
Il “Bay City Journal” mette in prima pagina quanto successo l’altra sera a Golden Lake. Il “Gallagher’s Pub” era momentaneamente chiuso. David aggiornò Mack, Frank e Doug su quanto emerso dagli arresti di Harris e Snyder. I due erano al vertice di un’organizzazione criminale che faceva capo con alcuni esponenti di Chicago, New York e Colombia. Un’organizzazione che riciclava il denaro sporco nel modo della droga, traffico d’armi e traffico di esseri umani. Erano anni che i due erano sorvegliati anche per alcune incongruenze con il fisco. Frank chiese quale fosse il ruolo di Rebecca. David rispose che Rebecca doveva entrare nelle grazie di Snyder e Harris. Per questo motivo s’era fatta assumere al Bay City Hotel, la sede dei due criminali. Ma qualcuno sospettava di Rebecca e per questo era stata smascherata e per questo Doug s’era fatto assumere come legale e anche Doug aveva notato strani spostamenti di denaro in diverse ditte appaltatrice di pulizia, arredo per hotel inesistenti. Doug disse che l’organizzazione aveva un vasto giro di affari loschi garantiti da diversi prestanome. Ora l’organizzazione è stata smantellata e le varie sezioni dell’FBI continueranno le loro indagini altrove. Ignare di quanto accaduto a Golden Lake, Emily e Eunice si trovano davanti al St. Mary College, non lontano da Bay City.
Sul lago dorato # 238 © 2018 by Nunzio Palermo for WSO

domenica 25 marzo 2018

On Air - In Onda - Episodio 2 by Nunzio Palermo


On Air – In Onda
Episode: 2
Season: 1
Airdate: 25/03/2018
Creator: Nunzio Palermo

Steven era ignaro di quanto stesse accadendo e Jonathan le presentò Susan, la sua nuova segretaria. Sandra capì che sarebbero volate parole grosse tra Steven e Jonathan e chiamò in disparte Susan facendola uscire dallo studio. Sandra nell’ufficio di Jonathan le offrì una tazza di caffè e le mostrò quale sarebbe stato il suo nuovo ufficio. Susan la ringraziò. Nel frattempo, Martha era ansiosa di sapere da Steven cosa stesse accadendo in radio. Jonathan chiese a Steven se fosse stato avvisato da Martha. Steven cercò di trovare una soluzione per uscire da quella situazione quando Jonathan si avvicinò al telefono e ne compose il numero. A casa di Martha squillò il telefono. Martha, pensando che fosse Steven dall’altra parte del filo, rispose chiamandolo per nome e chiedendo cosa stesse accadendo. Jonathan si presentò e disse di venirlo a scoprire di persona. Steven era impallidito. Jonathan chiese ai presenti di uscire. Sandra mostrò a Susan l’archivio del radiodramma che Jonathan aveva creato per la radio che poteva esserle utile per poterne capire gli intrecci e qualora un episodio doveva essere ritrasmesso come flashback. Il mondo della radio cominciava ad appassionare Susan. Poco dopo entrarono il proprietario della radio e il cast del radiodramma. Sandra capì cosa stesse accadendo. Fece solamente un nome. Martha. I presenti annuirono. Susan non capì cosa stesse accadendo. Poco dopo fece il suo ingresso Jonathan seguito da un sempre più imbarazzato Steven. Sandra notò un rossore sul lato destro del viso di Steven. Jonathan, di natura non era violento, ma quella volta aveva alzato le mani contro Steven. Sandra aiutò Susan a trascrivere la puntata della soap e poi consegnarla al cast per la settimana successiva. Mentre le due donne stavano uscendo entrò Martha. Marina e Patrick uscirono dell’ufficio seguiti da Van Morris. Jonathan chiese a Sandra e Susan di fermarsi un momento. Steven era paonazzo. Jonathan invitò Steven a fare le presentazioni, visto che era stato mandato da Martha a spiarlo. Steven non disse nulla. Martha fece per obiettare e Jonathan la zittì urlandole in faccia chiedendo espressamente di piantarla di comportarsi come una fidanzata gelosa quando loro due non si frequentavano al di fuori della radio. Calò un silenzio imbarazzante nell’ufficio di Jonathan. Fuori nel corridoio, Van Morris invitò i due attori a recarsi nello studio, mancava mezzora per la messa in onda della puntata. Martha aveva superato il limite. Jonathan, poi, come se nulla fosse, presentò Susan a Martha come la sua nuova segretaria e che Sandra l’avrebbe aiutata per tutta la settimana a imparare il lavoro dietro le quinte di un radiodramma. Martha strinse la mano a Susan dicendole che era onorata di conoscerla. Martha accenna a un imbarazzante sorriso. Jonathan l’aveva umiliata davanti al cast e al direttore della radio. Steven non disse nulla. Era imbarazzato per quanto accaduto prima nello studio. Jonathan invitò Steven a uscire dal suo ufficio poiché aveva da dire qualcosa a Martha e invitò Sandra e Susan ad assistere dalla sala regia alla diretta di “Vite Parallele”. Le due donne uscirono dall’ufficio dirigendosi in fondo al corridoio  e furono raggiunte da Steven. Sandra lo guardò e lo rimproverò dicendogli di non prestarsi ai mezzi di Martha o Van Morris si sarebbe lamentato in alto. Steven, imbarazzato, non disse nulla. Jonathan si sedette da dietro la scrivania e invitò Martha a sedersi. Jennifer, l’organista, era pronta a suonare la sigla della soap e ad annunciare la nuova puntata. Marina e Patrick, davanti al microfono, erano pronti a interpretare il loro ruolo nella soap. Nella sala regia, Susan e Sandra osservavano la scenda da dietro una vetrata. Paul Sinclair, il regista diede l’ok a Jennifer la quale intonò le prime note della sigla. Nell’ufficio di Jonathan si levarono le note della sigla di “Vite Parallele” e la voce di Jennifer presentò lo sponsor e introdusse la soap. La voce di Marina decretò l’inizio effettivo della puntata. Nel suo appartamento Susan era stremata. Il suo primo giorno in radio le era sembrata un reale radiodramma. Sorrise. Erano le 6.30. Suonarono alla porta. Era Sandra con suo marito Luke Stevens. Susan li fece accomodare. Quello di Susan era un modesto appartamento non molto lontano dalla radio. Sandra spiegò il motivo per cui Van Morris l’avesse licenziata.

On Air # 2 © 2018 – Nunzio Palermo for WSO


Volami nel cuore - 11° puntata - di Mattia Cattaneo






In occasione di una messa in ricordo del defunto padre, Elisa e Andrea incontrano Mauro in chiesa. Andrea lo affronta per allontanarlo, ma Mauro gli rivela di aver precedentemente incontrato Elisa per proporle la campagna pubblicitaria.
Di ritorno a casa, Andrea da una scenata di gelosia ad Elisa, che si difende dicendo di aver ripetutamente rifiutato gli approcci di Mauro. Andrea le propone di tornare a lavorare per lui alla fabbrica, ma lei rifiuta.
Mauro torna all’atelier per proporre a Milla e Elisa i bozzetti della campagna pubblicitaria. Il categorico rifiuto di Elisa suscita il risentimento di Milla, che la accusa di voler gestire autonomamente la società.
Nel tentativo di riconciliarsi con la moglie, Andrea la cerca all’atelier per invitarla a cena, ma il ritrovamento sul suo tavolo del disegno proposto da Mauro per la campagna pubblicitaria riaccende i suoi sospetto gettandolo nello sconforto.
Alla festa presso la villa dei Brunelli, Elisa incontra Mauro, che continua le sue avances. Elisa fugge via e all’uscita incontra il designer Blasetti, che si complimenta per i suoi disegni.

sabato 24 marzo 2018

Romantiche tradizioni di famiglia. 11° e ultima puntata di Silvia Bucchi.





Il mattino dopo la terribile scoperta Andrea stava caricando le sue valigie nella vecchia Punto dei genitori di Valerio, mentre l’amico lo osservava scuotendo la testa. Non riusciva a comprendere l’ostinazione del suo amico a non chiarire con il padre e con la ragazza di cui si era innamorato.
Quando però il giovane aveva provato a intavolare il discorso con Andrea aveva ricevuto in risposta solamente dei grugniti.
Maria corse per tutto Viale delle Vittorie come mai aveva fatto prima e imboccò Via Roma fino a raggiungere il portone dello stabile dove abitavano Andrea e suo padre.
“Andrea” urlò mentre il giovane Moretti stava per salire sull’automobile del suo amico. Valerio trattenne il fiato e incrociò le dita mentre Andrea usciva dalla Punto e affrontava Maria a viso aperto.
“Che cosa ci fai qui, Maria?” grugnì furioso. Quella ragazza gli aveva fatto male e non l’avrebbe mai perdonata.
“Tuo padre ha informato mia madre della tua partenza. Ti prego, ripensaci” lo supplicò Maria afferrandosi al braccio di lui.
“Il fatto che siano stati proprio i nostri genitori ad informarti della mia decisione mi fa comprendere che ti abbiano nuovamente costretta ad occuparti di me. Fammi indovinare, questa volta ti hanno chiesto di convincermi a restare qui? Beh, fatica sprecata. Loro possono mettersi il cuore in pace e tu smetterla con la tua commedia.” Il tono di Andrea era duro e Maria si rese conto che lui non l’aveva mai trattata tanto crudelmente.
“Ma vuoi metterti in testa che io ti amo?” urlò Maria esausta davanti a tanta ostinazione. La giovane si rese conto che nella trafficata Via Roma, parecchi passanti si erano fermati ad osservare quella scena da cinematografo. La ragazza arrossì ma finse di non farci caso.
“Chi mi assicura che tu non stia fingendo ancora?” le parole rabbiose di Andrea raggiunsero Maria come delle coltellate. Il giovane Moretti chiese a Valerio di mettere in moto la Punto.
Maria rimase sola sul marciapiede a fissare l’automobile che si allontanava. Una anziana signora che aveva osservato la scena, le offrì un fazzoletto e qualche parola di conforto.


I giorni che seguirono furono terribili. Matteo partì per Roma e tentò in tutti i modi di parlare con il figlio. Tutto fu invano. Tiziana invece decise di restare a Terracina con sua figlia Maria. La donna sperava che il mare e tutte le attività in cui tentava di coinvolgere la ragazza, riuscissero a far dimenticare a Maria la delusione amorosa che aveva ricevuto. Ogni volta che Tiziana vedeva sua figlia china sui libri e con lo sguardo triste, si sentiva in colpa per averla costretta a far parte di un gioco più grande dei suoi diciotto anni. I libri divennero i più grandi confidenti di Maria. La ragazza provò a ricordarsi che aveva un obiettivo e che avrebbe dovuto darsi da fare per entrare nella facoltà di Medicina. Quando al mattino si svegliava e voleva restare a letto sotto il lenzuolo, osservava la foto di suo padre sul comodino e trovava la forza di alzarsi. Si vestiva, faceva colazione e poi accompagnava la madre in spiaggia. Con una sorta di masochismo passava le sue giornate sul prato dello stabilimento balneare a studiare. Compieva esattamente gli stessi gesti di quando, in quello stesso luogo, preparava il suo esame di ammissione con Andrea. In quel momento però lei si sentiva vuota, perché lui non sarebbe tornato e non avrebbe perdonato lei e nemmeno suo padre. Tiziana e Maria erano così prese dai loro dispiaceri che non si resero conto che qualcosa stava cambiando nella dolce nonna Sandra, che diventava ogni giorno più debole, che era sempre più stanca. Con una forza enorme l’anziana signora quotidianamente si sforzava di sorridere, di essere forte per il bene di Maria e di Tiziana. Sandra pregava ogni sera la Madonna affinché desse al suo cuore la forza di resistere alla malattia fino al momento in cui le vite di sua figlia e di sua nipote non avessero ripreso a scorrere sui giusti binari. Solo allora Sandra avrebbe potuto accettare l’idea di morire.
Nemmeno Andrea era il ragazzo solare di una volta e Valerio aveva usato tutti i mezzi che conosceva per tentare di sollevare lo stato d’animo del suo amico. Non furono sufficienti nemmeno i manicaretti di Donatella e i paterni consigli di Eusebio, che lo aveva visto nascere, per far tornare il buonumore ad Andrea, per riuscire di nuovo ad avvicinarlo a suo padre e a Maria.
Diana osservava suo figlio e tentava di convincerlo ad incontrare Matteo, che si era trasferito in una nuova casa, a rispondere alle telefonate del padre ma tutto senza successo. La donna passava intere serate a cercare strategie comuni con il suo ex marito ma con scarsi risultati. L’unica cosa positiva fu che il ragazzo aveva preso seriamente in considerazione l’idea di studiare per i test di ammissione alla facoltà di Ingegneria. Nello studio Maria era stata una grande maestra. Il giovane moriva dalla voglia di dimostrare a tutti quanto fosse in gamba, voleva far comprendere a coloro che gli avevano mentito che lui non era un fallito, anzi. Era un ragazzo con un avvenire molto promettente davanti.
Quando finalmente agosto giunse al termine Tiziana, Maria e Sandra lasciarono Terracina e tornarono alla loro quotidianità romana. La fine delle vacanze fu un sollievo per Maria. Lei e sua madre potevano finalmente smettere di far finta di divertirsi. Era chiaro che stavano soffrendo e che le ultime settimane erano state per tutte e due un tormento. Tiziana e Matteo ripresero la loro storia e stavano già progettando di andare a vivere insieme a Maria nella nuova casa di Moretti.
“Stiamo facendo finta che l’assenza di Andrea non ci faccia soffrire” pensò Maria quando la madre le parlò dell’eventualità di andare a vivere con Matteo. Maria non si oppose a questo nuovo programma di vita. Aveva imparato ad apprezzare il padre di Andrea e pensava che Matteo e Tiziana stessero già pagando il prezzo alto del disprezzo del figlio di lui.
L’otto settembre era il compleanno di Maria e le sue amiche la costrinsero a festeggiare con un aperitivo in un bar del centro.
“Mamma mia, che mortorio. Maria sorridi, ti prego. E’ il tuo compleanno.” La spronò Cecilia, ma Delia le fece segno di tacere. Amanda finì di bere il suo succo e guardò con dolcezza in direzione di Maria. “Tesoro, vuoi dirci che cosa è successo? So che sei giù ma oggi è anche peggio del solito.” Le fece notare la sua amica.
“Mi aspettavo una sua telefonata. Un augurio. So che è sciocco ma in cuor mio ho sperato che fosse proprio lui il primo a farmi gli auguri oggi.” Si sfogò la giovane, scolando il suo Spritz.
“Se non altro Andrea ti ha insegnato a bere alcolici. Per essere una che fino a luglio era astemia, reggi benissimo l’alcol.” Si complimentò Cecilia prima che le altre amiche la fulminassero con lo sguardo.
“Maria, non avresti dovuto aspettarti una sua telefonata e nemmeno un suo messaggio. Mi pare che in queste settimane non abbia mostrato il minimo interesse per riallacciare i rapporti con te. Io cercherei di godermi il compleanno e non penserei a quell’idiota. Ricordati tutte le battute che ha rivolto contro di te al liceo ed in un baleno lo odierai di nuovo” suggerì Benedetta.
Maria addentò una patatina e pensò che magari fosse stato così facile. Non riusciva più ad odiare Andrea, nonostante tutte le sofferenze che le stava causando.
Le settimane passarono e settembre stava per lasciare posto ad ottobre. Maria ed Andrea pur presi dai loro dispiaceri, superarono brillantemente i loro test di ingresso alle facoltà che avevano scelto.
Anche Matteo e Tiziana, nonostante il dispiacere per i silenzi di Andrea, stavano progettando il loro futuro e tra un paio di settimane, Maria e sua madre si sarebbero trasferite nella nuova casa.
Una sera di fine settembre però la giovane De Luca tornò a casa dopo un pomeriggio di shopping con Cecilia e trovò sua madre piuttosto alterata. “Sono preoccupata per nonna Sandra. Non mi risponde al cellulare da questa mattina. Forse dovrei andare a casa sua.” Tiziana sospirò poiché aveva un bruttissimo presentimento. Sandra abitava dall’altro lato della città e sua figlia sapeva che avrebbe impiegato più di un’ora a raggiungere l’abitazione della madre.
“Mamma, vuoi che ti accompagni? Sono sicura che la nonna starà benissimo. Potremmo quindi ordinare delle pizze e restare a cena da lei.” Propose Maria.
Il brutto presagio però si era impadronito di Tiziana che desiderò fino all’ultimo proteggere la sua piccola Maria, anche se di fatto non era più una bambina.
“Tesoro, lasciami andare sola. Passerò io la serata con la nonna. Tu potresti restare qui ed invitare a cena Benedetta.” Propose Tiziana che quella sera non desiderava che sua figlia restasse sola. Quel cattivo presagio infatti non abbandonava la De Luca.
Maria annuì, salutò sua madre con un bacio sulla guancia e si avvio verso la sua stanza da letto per telefonare alla sua amica.
Un’ora e mezza più tardi, mentre Benedetta e Maria stavano guardando in televisione un film strappalacrime con un attore che adoravano, suonò il telefono. Maria si avvicinò all’apparecchio posto accanto al divano dove era sdraiata.
Era Tiziana ma sua figlia faticò in un primo momento a riconoscere quella voce debole e stanca. “La nonna è morta” annunciò quella voce, senza il minimo preambolo e Maria scoppio in lacrime.
Benedetta si avvicinò alla sua amica e la strinse tra le braccia mentre singhiozzava.
Maria viveva il suo secondo lutto importante anni dopo la scomparsa del padre e si sentiva vuota. Sua nonna era stata stroncata da un infarto e lei e sua madre non si erano accorte dei problemi al cuore che Sandra aveva avuto per tutta l’estate.
Erano state egoiste e si erano preoccupate solo di loro stesse. Maria ricordò tutti i gesti di amore che sua nonna le aveva rivolto, tutti i tentativi che aveva fatto per aiutarla a risollevarsi dalla morte del padre, prima e dalle prese in giro dei compagni, in seguito. Nonna Sandra era sempre stata presente sia nel bene che nel male e lei e sua madre l’avevano lasciata morire da sola. Maria non sapeva se lei e Tiziana sarebbero mai riuscite a perdonarselo.
I giorni precedenti al funerale Tiziana li trascorse tra le braccia di Matteo che si era trasformato nella sua roccia. Lo scoglio al quale invece si aggrappò Maria furono le sue amiche. “Anche noi siamo parte della tua famiglia” le dissero ed in effetti era la verità. Per Amanda, Benedetta, Cecilia e Delia, Sandra era stata una sorta di seconda nonna sempre pronta a dispensare consigli e sorrisi e a preparare dolci. Il minimo che ora potevano fare per ricambiare la sua gentilezza, era occuparsi della sua nipotina, che loro amavano come una sorella.
Maria però sapeva che l’unico che avrebbe potuto tirare su il morale all’intera famiglia era Andrea.
Eppure dubitava che sarebbe venuto al funerale, che si sarebbe svolto quello stesso pomeriggio.
Della cerimonia funebre Maria ricordò poco. Sapeva solo che dentro quella bara posta davanti all’altare c’era sua nonna e che non l’avrebbe mai più rivista, almeno non in questa vita. Una parte della sua infanzia se ne era andata per sempre insieme a Sandra. Maria afferrò la mano di sua madre Tiziana, che a sua volta si stava facendo sorreggere da Matteo, e la strinse con forza. Era l’unico modo che avevano per infondersi coraggio.
Quando uscirono dalla chiesa la giovane a stento riconobbe le sue amiche e quelle di Sandra, che insieme ai parenti si accalcavano per rinnovare le loro condoglianze. Il dolore era troppo per poter prestare attenzione al loro prossimo. In quel momento c’era spazio solo per le lacrime.
Una figura però riuscì ad imporsi davanti a tanta sofferenza, ovvero quella di Andrea, che avanzava con un enorme mazzo di fiori, quelli che sua nonna preferiva, nella loro direzione.
Maria si fece avanti per raggiungerlo, per andargli incontro. La ragazza provò a pronunciare qualche parola ma le mancarono la forza e il fiato. Andrea allora la strinse forte tra le sue braccia. Non ci fu bisogno di parole. Lei sapeva che il giovane l’aveva perdonata. Dopo un attimo che ad entrambi sembrò infinito, sciolsero il loro abbraccio. Andrea prese Maria per mano ed entrambi si diressero verso Tiziana e Matteo, che erano nei pressi del carro funebre.
Andrea depose il mazzo di fiori sulla bara di nonna Sandra e la ringraziò per tutto quello che aveva fatto per lui e per suo padre. Matteo si avvicinò a suoi figlio e finalmente i due si strinsero in un lungo, caldo abbraccio. Era giunto il momento del perdono.
Davanti a questa tenera scenetta famigliare, Maria alzò gli occhi fino al cielo e sorrise.
La ragazza sapeva che nonna Sandra avrebbe desiderato che sua figlia e Matteo fossero riusciti a costruirsi un futuro insieme ai loro figli. Maria era consapevole che ovunque fosse, in quel momento, Sandra stesse sorridendo al pensiero di saperli tutti e quattro insieme.





Un anno dopo. Terracina. Agosto 2017.


Quante cose erano cambiate in un solo anno. Matteo ed Andrea si erano ritrovati e il ragazzo aveva perdonato sia al padre che a Maria le loro bugie.
Andrea e Tiziana avevano scoperto di avere molto in comune: affrontavano la vita sempre con un sorriso sulle labbra e donavano gioia anche ai tipi un po’ tetri come Matteo e Maria, che invece condividevano uno smisurato amore per i libri.
Maria aveva scoperto che era piacevole vivere con sua madre e Matteo nella nuova casa e i momenti che preferiva erano concentrati nel fine settimana, quando anche Andrea passava la notte nel nuovo appartamento della famiglia Moretti – Costa – De Luca, anche se Matteo faceva in modo che i due fidanzatini non restassero troppo a lungo soli nella stessa stanza. “L’occasione rende l’uomo ladro” sosteneva il Moretti Senior.
Agosto tornò e con lui arrivò anche il momento delle vacanze a Terracina. L’appartamento di Via Roma fu lasciato alla simpatica nonna Wanda, che aveva iniziato ad amare la figlia di Tiziana come una vera nipote, e la grande famiglia allargata si stabilì nella casa di Viale delle Vittorie.
Entrare in quell’appartamento e non trovare la dolce e materna figura di Sandra, fu un duro colpo per Maria. La presenza di Sandra si percepiva in ogni angolo di quella casa, in ogni singola stanza ma Maria e Tiziana furono confortate dalla presenza dei due nuovi membri della famiglia, Andrea e Matteo.
Un giorno di metà agosto nel solito stabilimento balneare frequentato dalla famiglia Moretti – De Luca, Maria e Andrea stavano studiando per i loro esami. Il ragazzo era stufo di disegnare automi per l’esame di ingegneria informatica e preferiva baciare la sua fidanzata.
“Andrea, Anatomia la devo studiare, non darne una dimostrazione in pubblico.” Sorrise la giovane scrollandosi le mani da polipo del fidanzato dalla schiena.
“Per un bacino non daremo scandalo. Inoltre speravo di aiutare in questo modo i tuoi studi sull’anatomia del corpo umano. Noto però i miei sforzi non sono stati apprezzati.” Andrea tornò a concentrarsi sui suoi automi. Maria invece guardò in lontananza, verso la riva. Sua madre e Matteo stavano passeggiando e di tanto in tanto lui posava una mano sul ventre ormai rigonfio di Tiziana.
Maria stava per avere un fratellino o una sorellina, una nuova vita stava per sbocciare e avrebbe portato a tutti loro nuove gioie ed infinite speranze.


Fine.





















































































UN MANIGOLDO PER GENERO - 2° STAGIONE - 11° PUNTATA - di Ambra Tonnarelli



La cena con la zia Luigina si avvicinava e la famiglia Reeves si accingeva ad accogliere lei e il marito. Hilary aveva dato il meglio di sé ai fornelli, supportata da sua figlia Elizabeth, mentre Albert aveva il compito di occuparsi della sala da pranzo. A lui l’incombenza di apparecchiare e far sì che tutto fosse in ordine. In cucina si rideva e si scherzava, ma uno strano alone di preoccupazione non faceva altro che volteggiare sopra i fornelli. La zia Luigina non avrebbe affatto gradito sapere che i suoi soprammobili erano stati distrutti in maniera tanto violenta, senza alcun rispetto e senza alcun ritegno. E poi... Come avrebbe accolto Alex? Beh, si dissero mamma e figlia, quello era il più piccolo dei loro problemi. Conoscendo l’apertura mentali dei vecchi e cari zii, Alex sarebbe stato adorato e apprezzato. Il problema più incombente erano i soprammobili. Ma quella era colpa di Albert. Se ne sarebbe assunto lui ogni responsabilità. Albert, che se ne stava zitto-zitto, mogio-mogio ad apparecchiare la tavola, lento e svogliato. Aveva tutti contro. E quell’Alex dei suoi stivali in casa sua! Proprio no. Era preoccupato per Elizabeth. Disperato, persino. Una tale disgrazia capitata proprio a sua figlia! Non ci chiudeva occhio la notte, rimuginando su come salvarla dalle grinfie “manigoldesche” di Alex. Ma soluzione non c’era.
“Forza, Albert! Muoviti e finisci di apparecchiare! La zia Luigina e lo zio Esmeraldo saranno qui a momenti!” lo spronò Hilary dal momento che suo marito si era trasformato in una svogliata e lenta tartaruga.
“Sì, Hilary”, rispondeva lui ogni volta, controvoglia.
Elizabeth si era vestita piuttosto semplice, ma con una nota rock, in omaggio al suo Alex. Aveva dei jeans attillati strappati sul ginocchio e sulle cosce e una maglietta bianca. Si era truccata pochissimo e aveva lasciato i soffici e setosi capelli d’oro selvaggi, mossi naturali a ricaderle sciolti lungo il corpo. Da quando conosceva Alex, si sentiva più libera anche nel look. Non avvertiva più il bisogno di essere sempre perfetta e sofisticata. D’altro canto, Alex le ripeteva sempre che lei era perfetta così. Naturale. E aveva ragione.
“DLIN DLON!” si fece sentire insistentemente il campanello.
“Zia Luigina, zio Esmeraldo! Bentornati! Entrate! La cena è quasi in tavola!” esclamò Elizabeth entusiasta e bella come il Sole, quando corse ad aprire la porta per accogliere e abbracciare i suoi vecchi zii.
“Elizabeth cara! Mio Dio, come sei bella! Un fiore! Ma che ti è successo? Non ti ho mai vista così radiosa da quando sei nata!”
Elizabeth si limitò a sorridere al complimento sincero e affettuoso della zia Luigina, mentre si faceva strada per il soggiorno e farli accomodare.
“DLIN-DLON!” suonò di nuovo il campanello diverse volte e con un suo singolare ritmo.
“Aspettiamo qualcuno, cara? Che strano modo di suonare! Ma chi è?”
“Ora lo vedrai, zia. Lo so io chi è!”
Elizabeth accorse alla porta e fu sommersa dagli abbracci e dai passionali baci di Alex.
La zia Luigina e lo zio Esmeraldo rimasero a bocca aperta. Elizabeth? Fidanzata? E da quando? Che cosa si erano persi?
“Ciao amore! Vieni, entra, ché ti presento i miei zii!” lo accolse Elizabeth più radiosa che mai, prendendolo per mano per portarlo con sé al divano. “Zia Luigina, zio Esmeraldo, vi presento Alex, il mio fidanzato. Stiamo per sposarci.”
“SALVE ZIA! SALVE ZIO!” li salutò Alex col suo solito modo di fare da canaglia. Modo di fare che conquistò subito la zia Luigina e lo zio Esmeraldo.
“Ma che bel ragazzo! E’ anche simpatico, questo giovanotto. Brava la mia nipotina! Certo che se avessi avuto qualche annetto in meno, beh, scusami Esmeraldo caro, ma ci avrei fatto un bel pensierino anch’io!” ci scherzò su la zia Luigina.
Esmeraldo era un uomo molto aperto di mente nonostante l’età e rise con gusto alla battuta della moglie, anche lei davvero molto moderna.
“Mi dispiace zia, ma con tutto il rispetto, il mio cuore e i miei occhi sono solo per la mia bellissima Elizabeth. Per la mia dolce fatina!”
Luigina si portò una mano al petto, colpita dal trasporto con cui Alex aveva pronunciato quelle nobili e cavalleresche parole, mentre stringeva a sé la sua Elizabeth.
“Ciao zia! Ciao zio! Che bello avervi qui!” li raggiunse Hilary, allegra e contenta di vederli, seguita dal marito, che li salutò a mezza bocca, alquanto contrariato.
“Buonasera”, si limitò a dire Albert. Si erano innamorati di Alex anche loro.
“Non essere troppo entusiasta di vederci, Albert!” commentò Luigina, sarcastica, a cui seguì una pungente osservazione di Esmeraldo.
“Cara, ormai dovresti saperlo! Noi non siamo di alto rango come lui!”
“Su, via! Non vi abbattete! Non sopporta neanche me!” intervenne Alex, inondando tutti tranne Albert con la sua simpatia e allegria.
“Perché non mi sorprende?” commentò cinico lo zio Esmeraldo
 Luigina si alzò in piedi, stizzita e picchiò Albert col suo bastone. “Sei sempre il solito villano! Trattare male questo povero ragazzo innamorato seriamente di tua figlia! Non preoccuparti, caro! Vieni, vieni dalla zia Luigina!” esclamò, andando ad abbracciare Alex. Andando già ad alterare il delicatissimo equilibrio emotivo di Albert.
“Lasciamo perdere e andiamo a cena, ché è meglio!” concluse Albert, dirigendosi verso la sala da pranzo.
Mentre attraversavano la stanza, la zia Luigina lanciò un’attenta occhiata osservatrice intorno a sé. “Ma dove sono i soprammobili che vi abbiamo portato dai nostri viaggi?”
Hilary sbiancò, non sapendo come rispondere. Per fortuna e con sua grande sorpresa fu Elizabeth a prendere inviperita la parola.
“E’ stato papà. In un momento, anzi in diversi momenti di rabbia, li ha scaraventati contro il muro, uno per uno. Ce l’ha con me e Alex perché ci siamo fidanzati!”
Luigina fulminò Albert con lo sguardo, il quale la ignorò completamente continuando a camminare tranquillo come una Pasqua qualche passò avanti a lei. La zia Luigina, scaltra come una volpe, gli infilò il bastone tra le gambe, facendolo così inciampare maldestramente e scatenando le risa di tutti, soprattutto quelle canagliesche di Alex.
“Sei un mito, zia!” si complimentò.
“Grazie, giovanotto. Sai, io e mio marito saremo anche vecchi, ma non siamo affatto rincitrulliti.”
“Lo vedo, zia! Ma quanti anni avete?”
“Maleducato! Non si chiede mai l’età, soprattutto alle signore!” lo rimproverò burbero Albert, mentre si rialzava e dava una ripulita con le mani agli abiti.
“Su via Capo, non la faccia, tanto lunga! In fondo, è lei che ha detto che non le frega nulla di questi vecchi bacucchi!”
“Vecchi bacucchi? A noi?” La zia Luigina, infuriata, lo colpì di nuovo col bastone e lo zio Esmeraldo fece altrettanto per dar man forte alla moglie. “Comunque, mio caro ragazzo, lo zio Esmeraldo ha novantaquattro anni e io ne ho novantadue!”
“E guidate ancora la macchina? Beh, complimenti davvero! Ma quali vecchi bacucchi, Capo! Questi son più arzilli di lei!”
“Vedi giovanotto, ti svelo un segreto: non importa quanti anni tu abbia, l’importante è non sentirli. E noi non li sentiamo per niente!”
“E si vede zia!”
“A tavola!” li spronò Hilary.
Alex, come al suo solito, iniziò a far piazza pulita di tutto ciò che trovava sul tavolo, rubando anche questa volta i piatti di Albert, che continuava a ostinarsi a non mangiare.
“Non lo mangia questo, Capo? Bene, mangio io!”
“Accidenti, mio caro! Quanto mangi!” si sbalordì la zia Luigina.
“Ne ho bisogno, zia! Io sono sempre in movimento!”
“No, tu sei sempre in giro a far danno!” intervenne Albert, stizzito. La zia Luigina e lo zio Esmeraldo dovevano sapere.
“Ma quali danni, Capo! La smetta con queste stupidaggini!” replicò Alex con tono da facilone.
“Non sono stupidaggini! Guida pericolosa in stato di ebbrezza, eccesso di velocità, oltraggio e aggressione a pubblico ufficiale, violazione e danneggiamento di proprietà privata, rissa e incitamento alla rissa... Devo continuare?”
La zia Luigina gli tirò un pistatone da sotto il tavolo.
“Ma Luigina! Questo qui è un manigoldo! Lo capisci o no?”
“Ma quale manigoldo, Albert! Per due ragazzate! Ha un’aria da adorabile furfantello, da far girare la testa!”
Albert grugnì stringendo i pugni, emanando ondate di fumo dal naso. Non Riuscendo più a trattenersi, scaraventò il piatto vuoto contro il muro. “Di quale zio era questo?” chiese, poi, furibondo.
“Di nessuno, papà. Era nostro. Faceva parte della vostra lista di nozze”, gli spiegò con calma Elizabeth.
Per Albert fu un altro colpo al cuore. Per non riuscire a controllare la propria ira ogni qualvolta ci fosse quell’Alex dei suoi stivali, aveva finito per distruggere vecchi cimeli di famiglia, che costituivano per lui bellissimi ricordi, come quel piatto, che gli rievocava il suo matrimonio. Il giorno più bello della sua vita, insieme alla nascita di Elizabeth.
“Io vado a letto”, concluse afflitto e amareggiato lasciando che la festa e il divertimento in famiglia continuassero senza di lui.
“Bravo, Capo! Porti il suo culo inacidito lontano di qui!” lo prese in giro Alex, suscitando le risa di tutta la famiglia.
Un’esplosione di divertimento invase la sala da pranzo e inondò Albert di furore e umiliazione. Non reggendo tale indignazione, strinse i pugni e se ne andò sconfitto in camera da letto, dove la rabbia che aveva dentro ribollì nello stomaco ogni secondo di più. Il baccano che stava facendo Alex al piano di sotto, le sue risa di scherno, le sue battutacce e le caricature ad alta voce, le sedie che si spostavano, la famiglia intera che rideva allegramente e si divertiva senza di lui... Era stato sconfitto. Nella maniera più umiliante che potesse esistere al mondo.
Ma non si sarebbe mai arreso.
Mai.
Avrebbe salvato la sua bambina dalle grinfie di quell'Alex. In un modo o nell'altro!

Alta quota - 11° puntata - di Mattia Cattaneo







Ronnie è quasi in stato di assideramento mentre sulla sua strada trova Florian e Ronald, tue amici che ora stanno competendo in seguito ad un fatto spiacevole.

Andreas viene a sapere di Florian, lo conosce e teme che non sia abbastanza allenato per competere con Ronald. Ronnie viene rintracciato e posto in stato di fermo. Florian cerca di metterersi in contatto con il padre di Andreas  invano. Ronald continua ad accusare Florian di essere il responsabile della morte di Thomas, un loro compagno di cordata. Entrambi presi da una rabbia ceca, Thomas manipola la corda di Floria ma entrambi sono in pericolo di vita.

Il soccorso alpino è già alto e spera di riuscire a salvarli. Sarah intanto si prepara a tornare in America, pensa che Andreas provi qualcosa per Emilie.  La squadra riesce a salvare Florian e Thomas.

Come foglie al vento - Episodio 713 (137/237) di Nunzio Palermo

                è presentato da  Come foglie al vento # 713 Episode 713 Season 4 Origi...